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Energia: boom del ”fai da te”

KiteGen? Not in my backyard…

KiteGen? Not in my backyard...Dal blog di Aspo giunge la notizia che il progetto KiteGen, cioè l’eolico d’alta quota senza pale ma con una sorta di aquiloni, inizia a dar fastidio alle popolazioni che abitano nella zona dove sta nascendo il primo sperimentale.

A Berzano di San Pietro, in provincia di Asti, è in costruzione un impianto pilota da 3 MW ma alcuni residenti temono che i Kite, cioè i grossi teloni di plastica che catturano il vento, possano staccarsi dai cavi e precipitare al suolo facendo qualche danno.

Hanno per questo presentato alcuni esposti e il cantiere è stato temporaneamente bloccato. a rischio, quindi?

Non si può ancora dire, anche se le critiche a questo progetto, tutto italiano, sono numerose: i detrattori dell’, infatti, affermano che si tratti di un progetto costoso e poco redditizio dal punto di vista energetico.

C’è anche da dire, però, che se il progetto si rivelasse valido (e solo un impianto pilota può confermarlo o smentirlo) di colpo verrebbero meno buona parte delle critiche mosse all’ del vento: l’ visivo e acustico, prima di tutto, ma anche la capacità produttiva perchè, secondo i promotori del KiteGen, cercare il vento ad alta quota vuol dire quasi sempre trovarlo. E produrre energia.

Via | Risorse, Economia e Ambiente
Foto |KiteGen

KiteGen? Not in my backyard…

La Corte Costituzionale dice no al ritorno al nucleare

La Corte Costituzionale dice no al ritorno al nucleare

Dopo i mattoni politici, ora anche quelli giuridici sulla testa dei nuovi nuclearisti italiani: la Corte Costituzionale, infatti, con sentenza si è pronunciata sfavorevolmente sul ritorno al nucleare.

O meglio, ha bocciato l’articolo 4 della legge 102 del 3 agosto scorso, quella nata ufficialmente per rilanciare l’economia italiana e che, in realtà, verrà ricordata solo per l’imposizione dell’opzione nucleare con procedure straordinarie e urgenti.

La questione, secondo la , sta proprio nell’urgenza: la costruzione delle centrali nucleari, infatti, sarà affidata ai privati ma l’economia libera è incompatibile con una procedura urgente e gestita dal . A decidere i siti, i tempi, i modi e le tecnologie, infatti, dovrebbe essere il privato con i tempi che preferisce.

Secondo la Corte , quindi, se il nucleare va fatto lo deve fare lo stato con soldi pubblici:

Trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime

Oltre al nodo giuridico, sul nucleare rimane anche quello politico derivante dal diniego di molti governatori di regioni italiane ad essere scavalcati nella procedura di scelta dei siti.

Via | Blogeko
Foto | Flickr

La Corte Costituzionale dice no al ritorno al nucleare

Usa il corpo per salvare il Pianeta

Camminare per salvare il Pianeta

Ho letto con un certo gusto il post di Joe Laur su Greenopolis a proposito dell’uso del corpo per salvare il Pianeta. In pratrica, secondo Laur (e gliene rendo atto) essere ecologisti molto spesso, non richiede grandi sforzi: delle volte sono proprio i gesti più semplici, che se adottati su vasta scala, possono produrre un sostanziale miglioramento delle condizioni ambientali del Pianeta. Nel corso del tempo ci siamo sempre di più affidati a elettrodomestici e in genere a mezzi alimentati da elettrica o a benzina per risparmiare l’uso del nostro corpo. Esagerando. Perché il nostro corpo va comunque usato per essere tenuto in buone condizioni di salute. Il movimento, i medici oramai lo vanno ripetendo in continuazione, è la migliore prevenzione per moltissime patologie anche gravi. Dunque perché non ritornare un po’ alle origini e smettere di usare tutti questi mezzi che sembrano darci un vantaggio, purtroppo solo immediato? Alla lunga, infatti, smettere di usare il nostro corpo produce effetti deleteri sia per la nostra salute sia per l’ambiente.

Camminare (prima ancora di usare la )
la cosa più naturale del Mondo! Eppure abbiamo smesso di camminare; di usare le nostre gambe per spostarci su brevi percorsi. Preferiamo usare sempre e comunque l’auto. E’ stato calcolato che se ogni americano e canadese camminasse invece di usare l’auto per brevi spostamenti si risparmierebbe il 38% di petrolio e si ridurrebbero le del 35%. Inoltre camminare produce una serie di vantaggi per la salute. Ovviamente ben venga l’uso della bicicletta.
Pulire la casa senza elettrodomestici
Sembra una proposta assurda. Ma pensateci: usiamo più elettrodomestici del dovuto, tra aspirapolvere, battitappeto, scope elettriche, lavapavimenti, macchine per il vapore per i vetri. Nella maggior parte delle famiglie c’è un elettrodomestico del genere che viene usato inutilmente. Affidiamoci perciò per tenere pulita la casa a un po’ di sano olio di gomito, non solo per risparmiare sulla bolletta, ma anche per tenere in movimento il nostro corpo.
L’erba del vicino…meglio con il meccanico.
Sembra un’altra proposta folle. Ritornare al tosaerba meccanico e in genere a tutti quei mezzi che usiamo in cucina o per la manutenzione della casa (escluso il trapano, va bene!) che non siano più alimentati a energia elettrica o a benzina. Dunque, ad esempio, al posto del decespugliatore si possono usare un bel paio di cesoie professionali. In quante case è presente il robot per sminuzzare? Non è meglio la cara vecchia mezza luna da usare sul tagliere di legno? Lo sbattitore elettrico? Nella maggior parte dei casi basta la frusta in acciaio. L’impastatrice? Serve davvero?

Foto | Flickr

Usa il corpo per salvare il Pianeta

FOTOVOLTAICO, IN ARRIVO IL BOOM?

Si è svolto a Milano l’incontro “Il e la rete elettrica: prospettive per l’industria e soluzioni per il mercato” organizzato dal Gifi (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) aderente a Anie. A fare gli onori di casa il presidente dell’Associazione di Claudio Andrea Gemme che ha ricordato il decisivo contributo che il potrà fornire per perseguire l’obiettivo comunitario posto al 2020, ovvero il raggiungimento di una quota di produzione di energia da fonti rinnovabili nel Paese pari al 17%. Per Gemme “il 2011 rappresenterà un anno molto importante per l’industria italiana dell’energia solare. Il nuovo sistema di incentivazione (in fase di approvazione) dovrà rispecchiare i reali andamenti dei prezzi dei componenti e dei sistemi. Allo stesso tempo le molte aziende italiane che si sono affacciate in questo settore dovranno iniziare ad adottare modelli di business flessibili in modo tale da poter far fronte al consolidamento del mercato ed essere nelle condizioni ottimali per guardare oltre i confini nazionali”. L’industria fotovoltaica è uno dei pochi comparti dell’industria italiana che ha mantenuto un tasso di crescita sostenuto anche durante la recente crisi economica. Se circa il 78% della quota di potenza fotovoltaica installata nel 2009 nel mondo proviene dall’Unione Europea, in questo quadro globale l’ gioca un ruolo da protagonista e con 1.142 MWp di potenza installata cumulata a fine 2009 si colloca al 5° posto nella graduatoria mondiale. Guardando alla nuova potenza installata in corso d’anno l’ è salita dal 4° posto del 2008, con 338 MWp, al 2° posto a livello mondiale nel 2009, con 720 MWp. Il parco impianti è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente e la loro produzione di energia elettrica addirittura triplicata. “Per quanto attiene il potenziale futuro del mercato tutte le prospettive sono ovviamente subordinate all’attesa emanazione del Nuovo Conto Energia – ha spiegato Gert Gremes, presidente Gifi-Anie – che dovrà definire le nuove regole per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici. Qualora esso soddisfi le attese degli operatori, introducendo tariffe adeguate all’evoluzione dei prezzi di mercato ed orizzonti temporali estesi, ma soprattutto nel caso venisse eliminato il limite alla potenza incentivabile, il mercato potrebbe aprirsi ad una crescita esponenziale: 15 GWp installati al 2020, ovvero oltre 12 volte la quota raggiunta ”. L’adozione di un corretto regime tariffario avrebbe poi importanti ricadute anche in altri campi; mantenendo un adeguato sostegno al si garantirebbe la creazione, lungo tutta la filiera, di almeno 90.000 posti di lavoro da qui al 2020. L’incentivazione, inoltre, assicurerebbe entrate nelle casse dello Stato per 521 milioni di euro come IVA sugli investimenti dell’industria, da sommare ai 156 milioni risparmiati per le nocive di evitate, e 1,28 miliardi di riduzione delle importazioni energetiche. (9Colonne)

See original here:
FOTOVOLTAICO, IN ARRIVO IL BOOM?

Fotovoltaico: pannelli solari per raffreddare l’aria

Via libera al GMES, il satellite che aiuterà i politici europei a proteggere l’ambiente

Il Parlamento europeo ha posto ufficialmente il via libera al finanziamento di 107 milioni di euro per il sistema di satellitare Global Monitoring for Environment and Security (GMES). Il sistema promette una maggiore sicurezza e un controllo (gratuito) sul territorio anche da parte di tutti i cittadini europei.

Il GMES affrancherà l’UE dai sistemi satellitari similari ma di provenienza statunitense e sarà pienamente operativo a partire dal 2014, ma sarà utilizzato in via sperimentale già all’inizio del prossimo anno. Esso, inoltre, servirà per monitorare l’evoluzione dei fenomeni del e dell’andamento dei processi di deforestazione in particolare sul suolo comunitario, nonché per assicurare il controllo assiduo degli ecosistemi e della biodiversità in essi presente. Lo strumento, quindi, varrà anche come mezzo fondamentale per la gestione e per la definizione di decisioni ad hoc da parte dei poteri politici nei settori cruciali dell’agricoltura, dell’, dell’urbanistica, delle infrastrutture e dei trasporti oltre a fornire dati essenzilai per la sicurezza ambientale e la prevenzione dei fenomeni lesivi dell’ambiente agevolando l’azione delle istituzioni a tutti i livelli.

Via | europa.eu
Foto | Flickr

Via libera al GMES, il satellite che aiuterà i politici europei a proteggere l’ambiente

Energie rinnovabili: nuove stime sulla produzione italiana

Energia solare: la custodia ecologica per iPad

Amianto: 500 lavoratori del petrolchimico di Gela riuniti in comitato chiedono giustizia

Sono in 500, lavorano tutti al petrolchimico di Gela o vi hanno lavorato per anni e ora sono in pensione, e chiedono giustizia. E’ la storia del comitato spontaneo dei lavoratori contro l’amianto nel polo gelese che vedono, ancora dopo quasi vent’anni dall’entrata in vigore della legge che mette al bando l’amianto, il loro posto di lavoro pieno zeppo di Eternit e altri manufatti contenenti questa sostanza altamente cancerogena.

Ancor di più, non ostante i tumori e le malattie respiratorie siano ormai frequentissime tra i lavoratori e gli ex lavoratori del , hanno enormi difficoltà a vedersi riconosciuto il rischio amianto, con tutti i vantaggi sanitari, economici e previdenziali che spettano a chi ha lavorato (perchè, in effetti, oggi non dovrebbe lavorarci più) a contatto con l’amianto.

Uno dei mille problemi del petrolchimico gelese che, ormai, scoppia di contraddizioni.

Amianto: 500 lavoratori del petrolchimico di Gela riuniti in comitato chiedono giustizia

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