Articoli marcati con tag ‘ecocomunicazione’
Riparte Eco patente: il progetto per gli automobilisti sostenibili
E’ al via la seconda edizione di “Eco – patente” il percorso di formazione per apprendere le basi di una guida sostenibile e rispettosa dell’ambiente dedicato ai “patentandi”e che produce crediti formativi utili anche a scuola. Il progetto, patrocinato dal Ministero della Gioventù e da quello dell’Ambiente e fortemente voluto da CAA group insieme a Legambiente, è sostenuto dalla Fiat e da Magnati Marelli.
Tutti colori i quali che, nel periodo compreso tra giugno 2010 e febbraio 2011, prenderanno la patente presso una delle Autoscuole italiane Confarca (Confederazione Autoscuole Riunite e Consulenti Automobilistici) aderenti all’iniziativa riceveranno un certificato attestante la conclusione dell’iter formativo specifico finalizzato ad agevolare la consapevolezza di una maggiore sensibilità ecologica e a promuovere informazioni corrette sull’utilizzo sostenibile della macchina (preferendole, magari, almeno per i tratti più brevi la consueta passeggiata). Inoltre, come anticipato, la certificazione potrà essere utilizzata nelle scuole superiori di secondo grado allo scopo di ottenere utili crediti formativi…
Via | Ecopatente
Foto | Flickr
Riparte Eco patente: il progetto per gli automobilisti sostenibili
Entro il 2020, taxi a idrogeno a Londra
I taxi neri di Londra sono uno dei leitmotiv della capitale britannica. Ampi, comodi, spaziosi… e terribilmente inquinanti! Per questo motivo, come già anticipato dagli amici di autoblog, è stato presentato nei giorni scorsi dal governo britannico il prototipo dei nuovi taxi “puliti” che, entro il 2020, sono destinati a sostituire completamente quelli attualmente in circolazione.
Il Fuel Cell Black Cab, frutto di un lavoro sinergico tra Intelligent Energy, Lotus Engineering, LTI Vehicles e TRW Conekt, pur mantenendo inalterarato l’aspetto della capitale inglese ne migliorerà senz’altro la qualità. Infatti, grazie a un sistema di celle a combustibile idrogeno combinato con batterie ai polimeri di litio, e garantendo un’autonomia di oltre 400 km, il taxi sprigionerà dal tubo di scappamento solo vapore acqueo e potrà “ricaricarsi” agevolmente in appena 5 minuti…
Foto | Flickr
Gardaland chiuderà il delfinario Palablu?
Molto spesso l’etica entra in conflitto con la reddittività di un’attrazione o, più in generale, con questioni meramente economiche eppure, solitamente, essa ne esce tristemente sconfitta. Questa volta, però, le cose potrebbero andare diversamente, almeno a Gardaland, considerata la fabbrica dei sogni per tanti bambini italiani ma non certamente per i delfini e gli amanti degli animali.. Nel giro di un anno, infatti, il noto parco dei divertimenti potrebbe decidere di smantellare definitivamente il suo delfinario che, ogni estate, viene riempito da non meno di 750 mila spettatori. E lo farebbe, come è evidente, contro i propri interessi economici a tutto vantaggio dell’etica anche se, al momento, non esistono proiezioni ufficiali che evidenzino quale sarebbe il ritorno d’immagine che Gardaland ne avrebbe e quale sarebbe il numero delle persone che, proprio per questa scelta, sceglierebbero di mettervi piede, magari dopo anni di boicottaggio…
A latere, poi, resta il fatto che la proprietà di Gardaland è nelle mani della britannica Merlin Entertainments, una multinazionale del divertimento che si è schierata, a livello internazionale, più volte contro la caccia alle balene e ai cetacei in genere e, nonostante la profluvie di acquari nela mani della stessa Società, il danno d’immagine per l’ammissione di delfinari all’interno dei propri parchi giochi è notevole, specie in patria… Immediata è stata la reazione della Lav che auspica la chiusura del Palablu al più presto ma ricordando anche che, in tal caso, sarebbe da chiarire la sorte dei delfini attualmente “detenuti” a Gardaland – per i quali si è parlato, purtroppo, anche di un eventuale “trasferimento” in altre strutture similari. E che senso avrebbe, ci domandiamo? L’etica, in questo caso, sarebbe limitata al solo senso della vista? Ai posteri l’ardua sentenza….
Foto | Flickr
Burger King punta sulle fonti rinnovabili

La catena di fast food Burger King ha inaugurato il suo primo negozio alimentato da fonti rinnovabili. Si trova a Waghausel, in Baviera, ed è un prototipo realizzato in collaborazione con Wirsol Solar. La particolarità di questo fast food è quella di utilizzare pannelli fotovoltaici e impianti eolici per produrre parte dell’energia elettrica utilizzata.
E, di solito, i fast food di energia ne consumano parecchia: locale molto illuminato, piastre elettriche e friggitrici sempre accese, impianti di condizionamento sempre al massimo. Sul risparmio energetico ancora la multinazionale del panino ha da lavorare parecchio, e i margini sono enormi.
Quanto meno, però, dall’installazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile le emissioni di CO2 causate dalla gestione del negozio bavarese vengono ridotte notevolmente. Burger King, infatti, parla di una percentuale vicina al 30%, con un risparmio annuo di 120 tonnellate di CO2. Un valore che sembra ottimistico…
Interessante anche il modello economico, visto che si tratta di un franchising: un negozio chiavi in mano alimentato da fonti rinnovabili è un investimento che permette, nel tempo, di ammortizzare meglio e prima i costi iniziali. Certo, nella scelta di Burger King c’è molto di green washing, ma va anche ammesso che la scelta delle rinnovabili fa il paio con quella, di poco tempo fa, di rinunciare alle patate ogm.
Resta, però, il dubbio se il grosso dell’impatto ambientale dei fast food stia dentro o fuori dal negozio, nella catena produttiva dei milioni di tonnellate di carne che finiscono nei menù: recentissimo, infatti, è l’appello dell’Onu a limitare il consumo di carne e dei suoi derivati.
Via | Agi
Foto | Burger King
SOS Goletta, denuncia con un sms il mare inquinato

Mare inquinato? Scarichi fognari a cielo aperto?Depuratori mal funzionanti? Basta un cellulare per denunciare via sms a Goletta verde le anomalie che riguardano il nostro bel mare al 346/0080726 oppure scrivendo a scientifico@legambiente.it. Le denunce saranno raccolte da Legambiente vagliate e verificate dai biologi che eseguiranno le analisi sulle acque incriminate.
Goletta Verde partirà da Venezia il prossimo 25 giugno e eseguirà i campionamenti delle acque lungo le coste italiane, dunque, anche tenendo conto delle segnalazioni ricevute via sms.
Perché è importante denunciare uno specchio di mare inquinato? Spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente:
Le squadre dei biologi di Goletta Verde stanno per partire e grazie alle segnalazioni dei cittadini potremo ampliare il quadro delle analisi e contribuire concretamente alla messa in sicurezza del mare, intervenendo con tempestività nelle eventuali situazioni a rischio.
Via | Comunicato stampa
Foto | Legambiente
Più sensibili se vegan!
In genere, proliferano le ricerche scientifiche più o meno “inutili” per le quali, tuttavia, non è quasi possibile non provare curiosità… E’ il caso dello studio condotto presso l’Istituto San Raffaele di Milano dai ricercatori dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo e pubblicato, in questi giorni, sulla rivista PLoS One e che mi ha colpita in quanto vegetariana convinta.. Secondo questa indagine, i vegetariani e i vegan sarebbero più empatici e maggiormente sensibili alla sofferenza altrui – a qualsiasi “altrui”, con questo termine, si voglia fare riferimento – rispetto ad un “normale” onnivoro…
A sessanta persone (20 onnivori, 19 vegetariani e 21 vegani) è stata scandagliata – con l’uso della risonanza magnetica funzionale – l’attività cerebrale durante la (terribile!) visione di immagini di sofferenza animale ed umana in cui i “soggetti” venivano mulitati, minacciati o uccisi…. In questo modo, si è potuto osservare che in tutti gli individui che normalmente hanno abolito dalla propria dieta i cibi di derivazione animale, le aree del cervello del lobo frontale associate allo sviluppo e alla percezione dell’empatia si sono ugualmente “accese” di fronte al dolore di qualunque essere vivente, senza nessuna, sostanziale, differenza tra vegani e vegetariani… Per gli onnivori, invece, l’attività cerebrale d’ “immedesimazione” sarebbe stata solleticata solo, o in via prioritaria, dalla visione di individui maltrattati e appartenenti alla propria stessa specie.
Lo studio, però, non chiarisce se esista una effettiva relazione di causa/effetto tra le variabili “dieta” ed “empatia” e se non siano, semplicemente, le diverse visioni del mondo, della vita e dell’alterità a indurre già alla base diverse sensibilità che si riflettono nelle scelte in campo alimentare…
Secondo l’Unep, il giro d’affari legato alla protezione ambientale vale quanto l’intero Pil globale
L’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha pubblicato un rapporto sull’importanza economica della protezione ambientale. Benché le novità introdottte all’interno del documento siano poche è opportuno ricordare l’impatto della distruzione degli habitat sul Pil dei singoli Stati. E’ certamente riduttivo, infatti, ma è altresì evidente quanto i parametri costi/ricavi siano effettivamente gli unici riconosciuti come validi dalle potenza globali…
E così, stando ai dati emersi dalla lettura del documento, i “servizi” offerti dalla Natura – tra fornitura di acqua, riduzione di C02 nell’atmosfera, “ingredienti” posti a vario titolo in farmaci e prodotti cosmetici – portano a un profitto, a livello globale, pari ad una somma compresa tra i 21 mila miliardi e i 72 mila miliardi di dollari. Ovvero, circa il Pil mondiale rendicontato nel 2008 (valutato in 58 mila miliardi di dollari).. Le aree umide, dimenticate sempre più spesso e note a malapena per il contributo che apportano in particolare agli uccelli durante le migrazioni, stanno subendo un declino generalizzato terrificante eppure, il loro peso economico è superiore ai 7 mila miliardi l’anno… E che dire delle api, la cui decimazione negli Usa sta investendo vari comporti produttivi!
Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep, così ha commentato:
La cattiva gestione delle risorse naturali taglia lo sviluppo ad un livello decisamente superiore rispetto a quello della recente crisi economica. Inoltre, gli investimenti ben pianificati nel ripristino dei servizi forniti dalla natura hanno un alto tasso di profitto e saranno centrali per la sostenibilita’ di un mondo con crescenti aspirazioni, popolazioni, guadagni e domande rispetto alle risorse del Pianeta.
Secondo l’Unep, il giro d’affari legato alla protezione ambientale vale quanto l’intero Pil globale
Come spostarsi in auto usando solo della Diet Coke e delle Mentos
Dello stupefacente potere esplosivo della caramella Mentos immersa nella Diet Coke abbiamo già parlato, quello però che certamente non ci aspettavamo era che l’esperimento che per anni ha indotto centinaia di persone in tutto il mondo a ripeterlo nelle strade, nella case e nei posti più improbabili, potesse assumere i connotati di qualcosa di (vagamente) più serio… Come riuscire a far muovere, fosse pure solo per una distanza pari a 221 piedi, un’automobile…
Via | Youtube
Come spostarsi in auto usando solo della Diet Coke e delle Mentos
L’Australia denucia il Giappone alla Corte Internazionale di Giustizia per la caccia alle balene
A pochi giorni dall’apertura dei lavori dell’IWC – Internaztional Whaling Commission – previsti dal 21 al 25 giugno ad Agadir, in Marocco, l’Australia si muove per la tutela delle balene. E lo fa rivolgendosi alla Corte Internazionale Giustizia all’Aja. Era dal 2007, subito dopo le elezioni che lo portarono in auge che Kevin Rudd prometteva un impegno deciso alla protezione dei cetacei dagli attacchi “scientifici” nipponici. Impegno più volte richiesto, e a gran voce, da un’opinione pubblica australiana quantomai agguerrita… Eppure, in realtà, ben pochi speravano in una qualche azione concreta da parte del Governo di Canberra specialmente a causa di stretti legami economici e commerciali che avviluppano l’Australia al Giappone.
Quest’ultimo, frattanto, ha fatto sapere di trovare assolutamente deplorevole la deposizione della denuncia alla Corte da parte del suo “vicino” e che, presto, prenderà i necessari provvedimenti… Intanto le associazioni animaliste di tutto il mondo festeggiano sperando in sanzioni concrete…
Del resto, non ci resta altro che sperare per il meglio perché, ad Agadir, tema cruciale sarà proprio la possibilità di riaprire, almeno in parte – e a tutto vantaggio del Giappone e della Norvegia -, la caccia alla balene. Inoltre, è impossibile non ricordare, ancora una volta, che l’attuale presidente in carica della Commissione Internazionale di giustizia è proprio un nipponico, Hisashi Owada, strettamente avvinto alla diplomazia del suo paese d’origine…
Via | Seasheperd
Foto | Flickr
L’Australia denucia il Giappone alla Corte Internazionale di Giustizia per la caccia alle balene
Il video choc della Fattoria degli orrori che indigna la Rete
Mucche prese a sprangate sul muso, spezzate le code, picchiate selvaggiamente. Vitelli oggetto di paradossali e gratuiti “lanci di forcone”sono il leitmotiv di un filmato che, in questi giorni, sta impazzando sulla rete. Ed è agghiacciante. Girato di nascosto dall’associazione animalista “Mercy for animals” in una fattoria dell’Ohio – la Conklin Dairy Farm – il video testimonia, ancora una volta, la brutalità cui sono sottoposti i bovini nonostante il loro – scomodo – ruolo di procacciatori di redditi affatto trascurabili… Sacri in India e nel passato più volte idolatrati e deificati – come ricorda, tra gli altri, anche Rifkin nel suo noto “Ecocidio” – oggi mucche e company si vedono sempre più spesso negata ogni qualsiasi forma di rispetto…
Il filmato – che, personalmente ho preferito guardare solo in parte, veicolato da Youtube e Facebook, in pochi giorni ha determinato una violenta ondata di reazione che ha consentito di raccogliere oltre 11 mila firme di persone intenzionate a fermare il massacro tra cui anche Jamie Lee Curtis, particolarmente attiva contro Gary Conklin proprietario della Conklin Dairy Farm, meglio nota, ormai, come la fattoria degli orrori…
Il video choc della Fattoria degli orrori che indigna la Rete