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Articoli marcati con tag ‘ecocomunicazione’

Quiero ser tortilla

Questo filmato d’animazione racconta la storia di , una pannocchia di mais messicana, che vive tranquilla con il suo contadino, in compagnia di un maiale e di altre pannocchie. Un giorno, però, scopre di essere una pannocchia di mais transgenica, e parte per un lungo viaggio per scoprire qual è la sua vera e quali le conseguenze delle coltivazioni OGM per il suo contadino e per le popolazioni locali.

Panocha si arrenderà ad un destino già segnato o riuscirà a cambiare la situazione delle pannocchie e dei contadini? Per saperne di più visitate il sito Veterinariossinfronteras.

Quiero ser tortilla

Auto elettriche, nuovo sondaggio: il 71% degli italiani dice sì

Auto elettriche, nuovo sondaggio: il 71% degli italiani dice s�¬

Il 61% degli italiani probabilmente acquisterebbe un’automobile elettrica. Un ulteriore 10% la comprerebbe di sicuro mentre il 25% probabilmente non lo farebbe e il 5% non ne vuole sapere. Numeri interessanti che emergono dalla lettura dell’ultimo sondaggio realizzato da Swg per Federutility.

Interessanti perchè, oltre al numero assoluto che mostra l’interesse degli italiani per questa nuova tecnologia di mobilità a zero emissioni, il sondaggio riporta anche le motivazioni delle scelte. Così, ad esempio, alla domanda “a quale condizione acquisterebbe più probabilmente un auto elettrica?” la risposta data da ben il 54% degli intervistati è stata: maggiore autonomia.

Risposta prevedibile ma che, a ben guardare, riflette un pregiudizio duro a morire: alzi la mano chi ogni giorno compie più di 150 chilometri in auto. Rappresentanti di commercio e tassisti a parte, veramente pochi.

Più comprensibile, invece, il 45% degli intervistati che risponde che comprerebbe un veicolo in presenza di incentivi pubblici. Dopo aver finito le tabelline con gli Euro 1-2-3-4-5 quasi la metà del campione comprende che un incentivo all’elettrico ci potrebbe anche stare. E, aggiungiamo, sarebbe anche più “eco” di tanti altri incentivi.

Queste, ed altre domande e risposte sulla propensione degli italiani a comprare un veicolo elettrico li trovate qui.

Via | Federutility

Auto elettriche, nuovo sondaggio: il 71% degli italiani dice sì

Francia, Salone dell’ambiente e dei mestieri sostenibili

A Parigi il salone dell'ambiente e dei mestieri sostenibili In Francia nonostante le centrali nucleari c’è una grande sensibilità verso l’ambiente, tanto che dal 29 giugno al 1 luglio al Palais des Congrès a , si terrà la terza edizione del SEMD, Salone dell’ambiente e dei mestieri sostenibili sotto i patrocini di Ministero dell’ pesca, dell’Unesco e del Comune di Parigi.

La filosofia del Salone è semplice: sviluppo economico e attenzione per l’ambiente possono andare di pari passo. Per fare ciò sono necessarie competenze e conoscenze e dunque, ecco a disposizione dei visitatori 3 giornate di corsi di formazione che con il centinaio di aziende espositrici, rendono ampio l’orizzonte di chi cerca la sostenibilità e sviluppo.

I 30 corsi di formazione sono divisi per livello di conoscenza e toccano gli argomenti più diversi: si va dal Corso per imparare a applicare la biodiversità nell’impresa a organizzare un azienda secondo i principi dello alle opportunità e strategie dell’eco-design.

Il buon esempio di sostenibilità ambientale, infine, parte proprio dagli organizzatori del Salone che per neutralizzare le proprie emissioni grazie a un progetto condiviso con EcoAct che stabilirà il bilancio di CO2 emessa con il Bilan CarboneTM e le azioni da intraprendere per compensarla.

Via | Futura-Sciences
Foto | SEMD

Francia, Salone dell’ambiente e dei mestieri sostenibili

Parigi, per la Festa della biodiversità gli Champs-Élysées trasformati in giardino

Nature capitale, gli champs elisee trasformati in un giardino per la festa della biodiversita Si chiama Nature Capitale ed è la Festa della biodiversità in atto a . Gli Champs-Élysées da stasera e fino al 24 maggio saranno trasformati in un grande giardino, lungo 1 km, che vedrà esposti per 3 ettari, 150 piante; 650 alberi; 8000 orti in cassetta; 11 alberi gioani; 150mila piante giovani.

Lungo quella che è definita la strada più bella del mondo, sarà possibile ammirare tutte le specie vegetali presenti in Francia: dal grano ai pomodori, patate, fagioli, pomodori, alberi da frutto. In pratica, ci sarà una Francia in miniatura dalla Normandia alle grandi pianure del Beauce. Prevista la presenza anche di come vitelli, mucche, maiali e polli a rendere una parte del giardino una fattoria didattica.

Infine, per chi lo desiderasse, dal 24 maggio, ma sono già prenotabili, saranno in vendita le mini cassette degli orti esposti, il terreno usato per la mostra e gli alberi da piantare.

Via | Le Parisienne, Nature Capitale
Foto | Nature Capitale


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Parigi, per la Festa della biodiversità gli Champs-Élysées trasformati in giardino

E’ Prato allo Stelvio il comune più "rinnovabile" d’Europa

allo , minuscola cittadina ubicata all’interno dell’omonimo parco, si è aggiudicata questa mattina il primo premio alla RES-Champions League 2010 dei Comuni Rinnovabili – una nota competizione sulle tecnologie pulite e sulle politiche energetiche locali che vede fronteggiarsi piccoli, medi e grandi centri urbani in tutta . In particolare, il paesino della Val Venosta ha trionfato su decine di migliaia di comuni delle medesime dimensioni in Germania, Francia, , Polonia, Ungheria, Ceca e .

La fortuna di Prato allo Stelvio e, insieme, la sua complessità, sono date da un interessante miscellanea di fonti rinnovabili che si avvalgono di tecnologie diverse atte a garantire i fabbisogni energetici ordinari e straordinari della comunità residente. Più in dettaglio, si tratta di: due centrali di teleriscaldamento a biomassa locale (dalla potenza di 1,4 MW); 4 impianti idroelettrici (2.016 kW); solare e fotovoltaico a go-go (1.100 mq di termico e 1,8 MW fotovoltaici) e un impianto (1,2 MW). Il risultato: aria più pulita e un medio di oltre il 30 -35% in bolletta.

Foto | Flickr


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E’ Prato allo Stelvio il comune più "rinnovabile" d’Europa

Storico accordo Congo – Ue contro l’esportazione illegale del legname

Ieri, l’Unione Europea e la Repubblica del Congo hanno siglato un importante accordo di partenariato sul commercio del legname, finalizzato a scongiurare il saccheggio delle foreste di questa importantissima regione africana, scrigno di biodiversità. Già da tempo, ormai, numerose associazioni, tra cui Greenpeace, avevano lanciato l’allarme sulla deforestazione in questa area chiedendo urgenti interventi politici mirati e nuove strategie di governance che potessero effettivamente premiare la legalità e la sostenibilità.

E così, finalmente, l’accordo – su base volontaria ma vincolante per le parti contraenti a partire dal mese di luglio 2011, data in cui entrarà in vigore – tutta la legna e i suo derivati di provenienza congolese smerciati a vario titolo sul territorio comunitario dovranno essere debitamente certificati. A questo scopo, grazie anche ad un sostegno economico europeo pari a circa due milioni di euro, presto sarà approntato un sistema efficace e ottimale per la rintracciabilità del legname nel paese africano.

Andris Piebalgs, commissario all’ambiente per la Commissione europea, ha commentato con estrema soddisfazione l’avvenuto accordo, ritenendo che, in questo modo, non solo si può scoccare un colpo decisivo allo sfruttamento illegale delle foreste ma si contribuisce anche a creare un sistema economico che consenta la formazione di sempre più posti di lavoro. La del Congo, attualmente, è il secondo Paese a firmare un accordo di questo tipo: prima, nel 2009, era stata la volta del Ghana, ma negoziati similari proseguono ora con il Camerun, la , l’Indonesia, la e la Repubblica centrafricana…

Foto | Flickr


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Storico accordo Congo – Ue contro l’esportazione illegale del legname

In Francia Actimel, Activia, Danacol e biscotti Mulino Bianco sono OGM. E in Italia?

La lista dei prodotti OGM in vendita nella GDO in Francia in Francia ha pubblicato una utile guida per scansare gli alimenti OGM o presunti tali. Infatti nella lista compilata dall’associazione ambientalista compaiono famosi marchi tra cui gli yogurt Actimel e Activia sospettati di contenere percentuali di OGM. Almeno in Francia. E in ? Ci sono nei nostri supermercati gli stessi prodotti dei francesi o c’è qualche differenza rispetto alle materie prime usate? (se ci sono conferme o smentite da parte dei produttori le accolgo e pubblico ben volentieri NdR)

Greenpeace per compilare la sua lista di prodotti ha inviato alle aziende interessate dall’indagine un questionario in cui, in una sorta di autocertificazione, chiedeva che tipo di avessero ricevuto gli da cui sono derivati i prodotti in esame. Non solo: i détectives OGM hanno scandagliato tutti i supermercati e ipermercati francesi segnalando in un immenso database, quartiere per quartiere e regione per regione, chi vende quali prodotti contaminati da .

Il punto è questo: molti allevamenti nel mondo nutrono gli animali con mangimi OGM. Di conseguenza tutti i sottoprodotti, come latte, uova, carne ecc. sono perciò contaminati da OGM che entrano così nella catena alimentare umana. Il fatto che poi questa percentuale di OGM non sia dichiarata in etichetta deriva dal fatto che essa è inferiore allo 0,9% (0,9 grammi per chilo), tanto è il limite di tollerabilità negli alimenti convenzionali stabilito da una direttiva comunitaria.

Greenpeace dunque ha distinto i prodotti esaminati in tre macro-aree contraddistinte da tre smiles: in rosso, in arancione e in verde. Con lo smile rosso sono indicati tutti quegli alimenti per cui le aziende non hanno certificato che derivino da animali nutriti senza mangimi OGM; finiscono in questa categoria i prodotti di quelle aziende che non hanno risposto alla richiesta; lo smile verde contraddistingue i prodotti e sottoprodotti ottenuti da animali nutriti senza OGM; lo smile arancione, infine, indica che il produttore ha avviato una policy per l’esclusione della lavorazione di prodotti e sottoprodotti animali derivati da animali nutriti senza OGM ma che non può garantire ancora che non siano presenti del tutto.

Ecco dunque comparire nell’elenco con lo smile in rosso alla sezione yogurt Actimel, Activia, Danacol, Danao e Danette, ad esempio; tra i biscotti ci sono anche quelli della Mulino Bianco; non si salva neanche il Cornetto Unilever. La lista dei prodotti contraddistinti dallo smile verde è desolatamente scarna.


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In Francia Actimel, Activia, Danacol e biscotti Mulino Bianco sono OGM. E in Italia?

Nelle isole Taiji è allarme mercurio: colpa della carne di delfino

Alcuni mesi fa il documentario “The Cove” aveva puntato i riflettori sulle , in , per fare luce sulla mattanza atroce dei delfini che annualmente, nell’arco di 6 mesi, qui si verifica. Oltre 23.000 cetacei vengono catturati illegalmente in queste acque per lo più a scopi alimentari o per rimpinguare gli acquari di tutto il mondo. Un giro d’affari valutato in oltre due miliardi di dollari ogni anno. Eppure, questo giro d’affari rischia di costare molto di più, in termini di salute umana oltre che di sostegno alla biodiversità….

, quest’arcipelago è di nuovo nel mirino della stampa nazionale e internazionale a seguito di uno studio condotto dal National Institute for Minimata Disease che ha effettuato prelievi su un campione di 1137 persone – su circa 3.550 abitanti – residenti nelle isole Taiji. Le analisi hanno rapidamente evidenziato nel sangue dei “protagonisti” dei livelli di mercurio estremamente alti e nettamente superiori alla media nazionale giapponese. Inutile aggiunger che, secondo il direttore dell’istituto, Koji Okamoto, esiste una connessione diretta tra i risultati ottenuti e l’ della popolazione costituita, prevalentemente, dalla carne dei cetacei, balene e delfini in primis.

I giapponesi temono moltissimo l’avvelenamento da mercurio specie dopo i devastanti effetti del prolungato incidente verificatosi a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 nella baia di Minamata, ad opera dell’industria chimica … Forse, gli echi di quella tragedia e i recenti risultati dello studio del National Institute for Minimata Disease potranno rappresentare, finalmente, un valido deterrente alla pesca degli odontoceti nelle acque nipponiche…

Via | earthweek
Foto | Flickr


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Nelle isole Taiji è allarme mercurio: colpa della carne di delfino

Slowfood, ecco la lista dei pesci buoni da acquistare

pesci buoni da mangiare

Dopo aver consultato la lista rompiscatole di Greenpeace per acquistare scatolette di tonno sostenibile (in alternativa c’è la ricetta degli spaghetti al tonno fujuto) ecco la lista dei pesci da mangiare: mangiamoli giusti,dove sono elencate le specie da acquistare sia per provenienza sia per grandezza.

Acquistare pesce non è così semplice come sembra. Oltre a saper distinguere se il pesce è fresco o meno, bisogna sapere anche dove è stato pescato e se è nell’età giusta per essere lì sul bancone del pescivendolo. In genere le etichette ci dicono la sua origine in maniera però quanto meno astrusa: zona FAO 37…Zona FAO 34. Ecco, un po’ complesso da decifrare e non ho ancora capito perché non scrivono chiaramente: pescato nel nel mare Mediterraneo, Oceano Atlantico ecc.?

Capitolo pesce d’allevamento: conviene sempre? Non sembra, a leggere la guida di . Molti pesci sono carnivori e dunque viene usato mangime a base di proteine delle carne per farli crescere nelle acque di allevamento; gli allevamenti intensivi di pesci non sono diversi da altri generi di allevamenti intensivi dove sono usati antibiotici e gli vivono in spazi angusti e non sempre pulitissimi.

Infine, quanti di voi sanno che spesso nel piatto mettono uno squalo? e quanti sanno a quanto ammonta l’impatto ambientale di un allevamento intensivo di salmoni?


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Slowfood, ecco la lista dei pesci buoni da acquistare

Aspettando Cancun. Incontro Prestigiacomo – Ban Ki-Moon: più sinergia!

Ieri sera, al Palazzo di vetro a New York, si è tenuto una importante riunione tra il dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e Ban Ki-Moon, il Segretario Generale delle Nazioni Unite. L’incontro, che si configura come uno dei momenti preparatori il prossimo vertice sul clima che si terrà a Cancun, in Messico, nel mese di dicembre, si è stretto intorno al tema della “governance ambientale” e della necessità di fare “sistema“, portando di conseguenza una sorta di programma comune, tra tutti quei paesi che, aderenti alla Cop, hanno maggiori responsabilità in termini di emissioni globali di Co2. Sono mancate, invece, le discussioni relative alle eventuali strategie da mettere in campo. Riferisce il Ministro:

Il nostro auspicio, è che si possa arrivare alla conferenza di dicembre a Cancun senza ripetere gli errori che sono stati commessi prima e durante la Cop di Copenhagen. Soprattutto è necessario che il negoziato metta insieme tutti i Paesi dentro un unico formato. Così come è importante che, a livello di governance ambientale, si arrivi ad una razionalizzazione delle strutture operanti

Eppure, anche questa volta, le speranze di ottenere dei risultati concreti nella lotta ai cambiamenti climatici paiono scarse anche allo stesso Segretario della United Nations Framework Convention on Climate Change, , ad piuttosto scettico in merito alla possibilità di dare vita ad un trattato globale ma non sull’esito comunque ottimale del consesso internazionale

Foto | Flickr


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