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Mercedes Sls AMG E-Cell. Ovvero: la supercar elettrica da 526 cavalli

Mercedes Sls AMG E-Cell. Ovvero: la supercar elettrica da 526 cavalli

Volete una supercar e sentirvi a posto con la vostra sana coscienza di ecologista? Forse si può fare…

Mercedes, in particolare il reparto corse AMG, ha intenzione di accontentarvi con una elettrica da 526 cavalli e 880 Nm di coppia. Numeri sufficienti a soddisfare anche i piedi più sportivi considerando lo 0-60 Mph (più o meno equivalenti ai nostri 0-100 km/h) in soli quattro secondi.

La super sportiva monta quattro motori elettrici, uno per ruota, e per installare quelli anteriori i tecnici Mercedes hanno dovuto modificare lo schema delle sospensioni. Le batterie, invece, sono posizionate sull’asse posteriore e non si sa ancora quanta autonomia riusciranno a garantire ad un mostro di prestazioni del genere.

Ignoto anche il peso e, soprattutto, il prezzo di questo esercizio ingegneristico non indifferente. Probabilmente sarà mostruoso come la potenza dei quattro motori elettrici.

Via | AutoblogGreen
Foto | AutoblogGreen

Mercedes Sls AMG E-Cell. Ovvero: la supercar elettrica da 526 cavalli

L’ombra della corruzione si allunga sull’IWC mettendo a rischio la vita delle balene

Ieri ha avuto inizio, ad Agadir in Marocco, uno dei più importanti consessi internazionali per la tutela degli ecosistemi marini con la riunione presso la Commissione baleniera (IWC) di 88 Paesi che, entro venerdì, avranno la possibilità di decidere se salvare le balene oppure porre le premesse per una caccia indiscriminata effettuata anche nelle gelide acque artiche, vitale santuario per la riproduzione e la vita dei grandi .

Com’è noto, dal 1986 esiste una moratoria precisa sulla che, dopo lo sterminio di inzio ‘900 è servita alemeno a dare un pò di tregua ai giganti del mare.. A patto che rimanessero il più lontano possibile dalle rotte di Giappone, Islanda e rei di aver clamorosamente aggirato il divieto “inventando” la pesca a fini scientifici senza che mai nessuna reale sanzione venisse mossa contro di loro. In questi giorni, ad Agadir, il paradosso è di scena: la triade delle Nazioni “canaglia” che non ha mai rispettato le regole internazionali e che ha ucciso almeno 35 mila balene potrebbe vedersi riconosciuto, molto presto, il diritto alla caccia anche in alcune riserve marine…. Secondo la Commissione, infatti, garantire per 10 anni la mattanza di uno quota fissa di cetacei (tra cui anche la megattera, da poco scampata miracolosamente all’estinzione ma ancora molto rara e a rischio) servirebbe proprio a ripopolare gli oceani di queste grandi creature. Ma anche ammettendo questa ipotesi: perché mai Stati che non hanno fatto nulla per rimanere nei limiti della legalità, a seguito di un contentino, dovrebbero cambiare atteggiamento? E perchè, allora, altri Paesi non dovrebbero adeguarsi o rivendicare la possibilità di fare altrettanto?

Intanto, l’ombra della corruzione si allunga inesorabile sul vertice tanto che, nei giorni scorsi, il Sunday Times aveva pubblicato una serie di articoli denuncia documentando casi di reiterata corruzione da parte del Governo Giapponese verso le Nazioni più piccole e povere dell’Iwc (Guinea, Grenada e , fra gli altri). Denaro contante in cambio del loro “sì” all’abolizione della moratoria. Inoltre, parrebbe anche che un noto tycoon nipponico avrebbe pagato in anticipo il “salato” conto dell’albergo marocchino al vicepresidente della Commissione, Anthony Liverpool, commissario di Antigua. All’apertura dei lavori, di conseguenza, la tensione acculmulata è esplosa, con i Paesi occidentali – Australia in testa – tra i più agguerriti per sostenere il mantenimento del divieto alla caccia anche in considerazione dei riflessi economici che, nelle economie di molti di loro, assume il Whale Watching, meravigliosa pratica di osservazione delle balene in mare… Intanto, almeno ufficialmente, per garantire un dialogo sereno,la Commissione ha deciso che gli incontri proseguiranno per due giorni a porte chiuse in modo che sia facilitato il raggiungimento di un “accordo” tra le parti… In questo modo, in realtà, le decisioni paiono già prese…. Greenpeace, intanto, ieri ha protestato esibendo a Roma, in pieno centro, una balena gonfibile di 15 metri, all’urlo de “Le Balene non sono in vendita” appoggiata da tutte le altre associazioni ambientaliste ormai sul piede di guerra…

Via | IWC
Foto | Flickr

L’ombra della corruzione si allunga sull’IWC mettendo a rischio la vita delle balene

Usa il corpo per salvare il Pianeta

Camminare per salvare il Pianeta

Ho letto con un certo gusto il post di Joe Laur su Greenopolis a proposito dell’uso del corpo per salvare il Pianeta. In pratrica, secondo Laur (e gliene rendo atto) essere ecologisti molto spesso, non richiede grandi sforzi: delle volte sono proprio i gesti più semplici, che se adottati su vasta scala, possono produrre un sostanziale miglioramento delle condizioni ambientali del Pianeta. Nel corso del tempo ci siamo sempre di più affidati a elettrodomestici e in genere a mezzi alimentati da elettrica o a benzina per risparmiare l’uso del nostro corpo. Esagerando. Perché il nostro corpo va comunque usato per essere tenuto in buone condizioni di salute. Il movimento, i medici oramai lo vanno ripetendo in continuazione, è la migliore prevenzione per moltissime patologie anche gravi. Dunque perché non ritornare un po’ alle origini e smettere di usare tutti questi mezzi che sembrano darci un vantaggio, purtroppo solo immediato? Alla lunga, infatti, smettere di usare il nostro corpo produce effetti deleteri sia per la nostra salute sia per l’.

Camminare (prima ancora di usare la )
la cosa più naturale del Mondo! Eppure abbiamo smesso di camminare; di usare le nostre gambe per spostarci su brevi percorsi. Preferiamo usare sempre e comunque l’auto. E’ stato calcolato che se ogni americano e canadese camminasse invece di usare l’auto per brevi spostamenti si risparmierebbe il 38% di e si ridurrebbero le del 35%. Inoltre camminare produce una serie di vantaggi per la salute. Ovviamente ben venga l’uso della bicicletta.
Pulire la casa senza elettrodomestici
Sembra una proposta assurda. Ma pensateci: usiamo più elettrodomestici del dovuto, tra aspirapolvere, battitappeto, scope elettriche, lavapavimenti, macchine per il vapore per i vetri. Nella maggior parte delle famiglie c’è un elettrodomestico del genere che viene usato inutilmente. Affidiamoci perciò per tenere pulita la casa a un po’ di sano olio di gomito, non solo per risparmiare sulla bolletta, ma anche per tenere in movimento il nostro corpo.
L’erba del vicino…meglio con il meccanico.
Sembra un’altra proposta folle. Ritornare al tosaerba meccanico e in genere a tutti quei mezzi che usiamo in cucina o per la manutenzione della casa (escluso il trapano, va bene!) che non siano più alimentati a energia elettrica o a benzina. Dunque, ad esempio, al posto del decespugliatore si possono usare un bel paio di cesoie professionali. In quante case è presente il robot per sminuzzare? Non è meglio la cara vecchia mezza luna da usare sul tagliere di legno? Lo sbattitore elettrico? Nella maggior parte dei casi basta la frusta in acciaio. L’impastatrice? Serve davvero?

Foto | Flickr

Usa il corpo per salvare il Pianeta

Balla coi flutti: Bp compra le macchine di Kevin Costner per ripulire il mare

Balla coi flutti: Bp compra le macchine di Kevin Costner per ripulire il mare

Alla fine Bp si è convinta: comprerà 32 apparecchi prodotti dal noto attore Kevin Costner per ripulire l’acqua del Golfo del Messico dal petrolio fuoriuscito dal buco lasciato dal disastro della Deepwater Horizon avvenuto ormai due mesi fa.

La macchina in questione è, in pratica, una centrifuga: l’acqua sporca di entra da una parte, viene centrifugata e e acqua si separano. Si recupera l’acqua e si recupera il . Con i 32 aggeggi commissionati da Bp a Costner si dovrebbe riuscire a catturare circa 2.000 barili di olio al giorno.

Non molti, visto che le ultime stime sulla marea nera parlano di 60.000 barili dispersi ogni giorno. Ma meglio di niente, visto che Bp non sa proprio come affrontare la situazione e ogni suggerimento è ben accetto.

In questo caso, tra l’altro, al massimo si riesce a rimediare al danno ma la causa della fuoriuscita non viene minimamente toccata. Probabile, quindi, che i centrifugoni di balla coi lupi dovranno girare a lungo perchè il petrolio non ne vuole proprio sapere di smetterla di uscire da quel maledetto buco sul fondo dell’oceano.

Nel frattempo, giusto per restare ad , un altro grande del cinema si è fatto avanti per offrire il proprio aiuto: James Cameron, che si è fatto un’esperienza in fatto di disastri in mare girando Titanic, ha messo a disposizione le proprie telecamere tridimensionali ad alta definizione per monitorare la perdita in fondo al mare.

Considerato che Costner con le centrifughe guadagnerà circa 25 milioni di dollari, forse anche Cameron riuscirà a tirare su qualche spicciolo dalla catastrofe petrolifera del secolo. Come direbbe Costner: buono scambio.

In chiusura una precisazione, giusto per rispetto all’intelligenza del lettore: questo è un pezzo di colore…

Via | IbTimes, Newser
Foto | Flickr

Balla coi flutti: Bp compra le macchine di Kevin Costner per ripulire il mare

Marea nera: Obama è in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione…

Marea nera: Obama �¨ in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione...

Cosa diavolo sta succedendo con questa maledetta marea nera? E’ successo che, i primi giorni, nessuno si preoccupava più di tanto perchè si diceva che al massimo stavano uscendo dal fondo del male 5.000 barili di petrolio al giorno.

Obama guardava, storceva il naso ma guardava: a mettere mano al buco erano i tecnici di Bp.

Poi si è saputo che i barili erano 15.000, Bp ha provato due o tre soluzioni tecniche al limite del fantascientifico con risultati tra il ridicolo e il raccapricciante.

parlava, forte ma parlava: a mettere mano al buco erano sempre i tecnici di Bp, con la Guardia Costiera che cercava di mettere un freno al e la Nasa che scattava foto dall’alto. Si credeva ancora di poter mettere una pezza…

Ad un certo punto è spuntata la storia che i barili erano 40.000, e Bp ne aspirava 15.000 al massimo. E, tra le altre cose, ci ha messo un mese buono per trovare un sifone che funzionasse decentemente.

Obama minacciava: calci nel sedere ai responsabili.

Adesso, invece, si viene a sapere che le operazioni di aspirazione del petrolio sono ferme al palo, perchè troppo rischiose. Contemporaneamente, però, i barili incredibilmente diventano 60.000 mila al giorno.

Obama parla di nuovo, ma con i responsabili e con la Nazione.

E’ evidente, in tutta questa storia, che il disastro non è stato minimamente gestito: il governo statunitense ha lasciato fare per troppo tempo a Bp, che era la causa del male stesso visto che si è saputo che l’azienda sapeva benissimo che quel pozzo dava problemi.

il presidente, che pochi giorni fa aveva fatto il panegirico delle fonti rinnovabili, chiede ai suoi connazionali di emanciparsi dalla (pericolosa) schiavitù del petrolio. Ha ragione, è in pauroso ritardo ma ha ragione…

Togliere di mezzo petrolio, piattaforme, raffinerie e oleodotti da un giorno all’altro non si può. Lo sappiamo tutti: sarebbe bello ma non si può. Ma siccome errare è umano e perseverare è bello e comodo, meglio che gli Stati Uniti si diano una mossa prima che scoprano che è troppo tardi.

Cosa dire, a questo punto, dell’insistenza sul petrolio e sul gas non convenzionali? Cosa dire dei nuovi progetti (stoppati solo a causa del disastro) di perforazione off shore? Cosa dire della resistenza da parte di una buona fetta del mondo politico americano su ogni iniziativa che abbia a che fare con il progressivo abbandono del petrolio in favore di altre fonti e altri vettori di energia più puliti e meno pericolosi per l’ambiente?

Qualcosa va fatto, e non è ancora troppo tardi…

Marea nera: Obama è in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione…

Marea nera: i Democratici chiedono 20 miliardi di dollari di "acconto" a Bp

Marea nera: i Democratici chiedono 20 miliardi di dollari di

I deputati e i senatori del Partito Democratico americano chiedono il conto a Bp per il disastro della Deepwater Horizon: il leader democratico al Senato Henry Reid (nella foto) ha infatti chiesto alla multinazionale del petrolio di “mettere da parte” un fondo da 20 miliardi di dollari per pagare le spese delle bonifiche ambientali.

Ma c’è di più, perché è lo stesso Partito Democratico ad affermare che si tratta solo di un acconto e la cifra totale potrebbe essere ben più alta. I senatori Patty Murray e Bob Menendez, infatti, hanno specificato che i 20 miliardi servono solo per affrontare l’emergenza.

E’ previsto per , poi, l’incontro urgente chiesto da Obama ai vertici di Bp. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, ha intenzione di chiedere a Carl-Henric Svanberg, presidente del Consiglio di amministrazione Bp, conto e ragione delle modalità di intervento (fino a questo momento assolutamente fallimentari) messe in atto dall’azienda per arginare la marea nera.

Le informazioni che Obama riceverà oggi da Svanberg, infine, verranno comunicate al paese la prossima settimana, quando il presidente terrà un discorso alla nazione tutto incentrato sul disastro della .

Via | Nasdaq
Foto | Dancingczars

Marea nera: i Democratici chiedono 20 miliardi di dollari di “acconto” a Bp

Regno Unito: più cereali con meno fertilizzanti, grazie ai batteri

Regno Unito: pi�¹ cereali con meno fertilizzanti, grazie ai batteri

Dall’Inghilterra arriva una notizia interessante per gli agricoltori: secondo uno studio finanziato dall’Unione Europea, infatti, ci sarebbero tecniche colturali in grado di mantenere la resa produttiva dei campi di cereali (e probabilmente anche di mais) utilizzando quantità inferiori di fertilizzanti azotati.

Si tratta di utilizzare particolari batteri, per la precisione, in grado di fissare l’ nelle radici. Serve, quindi, meno fertilizzante per ottenere risultati paragonabili. Si parla, in , di circa 50 chili di fertilizzante in meno per ogni ettaro coltivato.

I numeri, tuttavia, vanno ancora convalidati perchè precedenti esperimenti simili hanno avuto risultati poco lusinghieri. Se la cosa dovesse funzionare anche su scala commerciale, certamente sarebbe una buona notizia poter ridurre la quantità di .

Ma per quanto riguarda l’impatto ambientale complessivo di queste coltivazioni inoculate con rizobatterri, ancora nulla si sa: lo si potrà stimare solo se il progetto scientifico inizierà ad assumere dimensioni maggiori.

Via | Cordis
Foto | Flickr

Regno Unito: più cereali con meno fertilizzanti, grazie ai batteri

Cellulari, per usarli ogni anno nel mondo si emettono 125 milioni di tonnellate di CO2

Cellulari, per usarli ogni anno nel mondo si emettono 125 milioni di tonnellate di CO2Tutto ha un costo, anche ecologico. I cellulari, ad esempio, ne hanno uno in termini di emissioni di CO2 non indifferente: ogni anno il loro utilizzo in tutto il pianeta comporta l’immissione in atmosfera di circa 125 milioni di tonnellate di CO2.

Un solo minuto di telefonata con il cellulare, infatti, causa in media la produzione di 57 grammi di anidride carbonica. In confronto gli sms sono molto più ecologici e ancor di più lo sono le telefonate su linea fissa. Questo perchè, in realtà, non è la telefonata in sé a consumare energia, e quindi a produrre CO2, bensì l’esercizio e il mantenimento della rete telefonica stessa.

La , infatti, è abbastanza avida di : ripetitori e centraline sono sparsi praticamente ovunque e consumano anche quando nessuno chiama. Succede anche per la , ma i consumi sono assai inferiori: circa un terzo della rete cellulare.

Per quanto riguarda i cellulari in sé, invece, l’emissione media per produrne uno è pari a 16 Kg di CO2 mentre il trasporto medio dalla fabbrica al negozio, prima della vendita dell’apparecchio, ammonta a circa 1,6 Kg.

Anche il tipo di utilizzo del cellulare cambia l’impronta ecologica: usandolo solo per due minuti al giorno, in un anno si producono 47 kg di CO2 che salgono a 1250 Kg se si passa a un’ora di utilizzo al giorno. Una differenza, in proporzione, notevole.

I punti su cui l’industria delle telecomunicazioni deve maggiormente lavorare per ridurre l’impronta ecologica dei cellulari, quindi, essere la gestione della rete. In assoluto, infatti, i cellulari non pesano sulle emissioni totali ma il loro numero nei prossimi anni potrebbe aumentare in maniera esponenziale. Considerate che, già in India ci sono più cellulari che gabinetti.

Via | Guardian

Cellulari, per usarli ogni anno nel mondo si emettono 125 milioni di tonnellate di CO2

In Piemonte le luci artificiali di un intero borgo si spegneranno per la Notte Bianca della Natura.

In occasione dell’Anno della Biodiversità l’Oasi  di Crava Morozzo realizzerà, il 20 giugno, un’iniziativa per sensibilizzare i cittadini nei confronti della problematica dell’ luminoso e della perdita di biodiversità: la Notte Bianca in…

Tags: inquinamento luminoso notte bianca telescopio biodiversità

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In Piemonte le luci artificiali di un intero borgo si spegneranno per la Notte Bianca della Natura.

Marea nera, Obama: "Voglio sapere chi devo prendere a calci". E Bp inizia a pagare i danni…

Marea nera, Obama:

Fedele al suo stile, sempre vicino alla gente, il presidente degli Stati Uniti Obama ha candidamente affermato che sta cercando il responsabile del disastro della , e della conseguente marea nera, per prenderlo a calci. Non specifica dove, ma è ipotizzabile.

Di calci, in realtà, ne dovrebbe dare parecchi come ormai hanno capito un po’ tutti. In questa vicenda, infatti, praticamente non c’è nessuno che non abbia sbagliato: da Bp che, a detta della stampa americana, sapeva dei pericoli da un anno e ha fatto finta che tutto fosse a posto, per poi utilizzare un solvente che invece di risolvere il problema lo ha ingigantito, alle autorità tecniche e politiche statunitensi, che a detta di Greenpeace in questa vicenda hanno responsabilità pesanti.

E, sempre parlando di Greenpeace, come non dare un calcetto anche a chi ha deciso di arrestare sette attivisti dell’associazione ambientalista che protestavano contro le trivellazioni in Alaska.

Nel frattempo, mentre Obama cerca i suoi fondoschiena da immolare, il petrolio continua a sgorgare, la Guardia Costiera americana fa quel che può (cioè poco o nulla) per ripulire il mare del Golfo del Messico e Bp inizia ad aprire il portafogli: ha stanziato, infatti, i primi 60 milioni di dollari, su 360 totali, allo Stato della Louisiana per finanziare il “Louisiana barrier islands project”.

E non sono i primi stanziamenti: fino ad i soldi sborsati da Bp per pagare i danni agli Stati interessati dalla marea nera ammontano a 170 milioni di dollari, tra Louisiana, Alabama, Mississippi, e Florida. L’azienda, inoltre, sta iniziando a pagare i danni economici ai pescatori e agli altri operatori economici massacrati dal disastro: la stessa Bp parla di 38.052 richieste di rimborso.

In realtà, però, che neanche i maxi rimborsi potranno mai mettere una pezza alla catastrofe: ad oggi risultano interessati oltre 200 chilometri di coste che ricevono migliaia di litri di al giorno. Su oltre ventimila litri che fuoriescono quotidianamente, infatti, Bp ammette di riuscire a intercettarne al massimo 15.000.

E, secondo il WWF, i danni arrecati all’ non verranno metabolizzati prima di 50 anni. Numeri da brivido, poveri fondoschiena…

Via | Deepwater Horizon Response, Sky TG 24
Foto | Flickr

Marea nera, Obama: “Voglio sapere chi devo prendere a calci”. E Bp inizia a pagare i danni…

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