Articoli marcati con tag ‘italia’
Il Pm10 provoca quasi 6 mila morti l’anno
Brutte notizie per la nostra salute. Da una ricerca fatta da “Nomisma” emerge che ogni anno in Italia muoiono 5.876 persone per le elevate concentrazioni di Pm10. Nel rapporto si evince che le città con il più alto livello medio di polveri sottili sono Roma(40,7) e molte…
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Il Pm10 provoca quasi 6 mila morti l’anno
WORKSHOP ENERGIE RINNOVABILI 20 20 20 prospettive sostenibili in Italia
WORKSHOP: “ENERGIE RINNOVABILI 20 20 20: prospettive sostenibili in Italia”
MILANO 30 Giugno 2010
Biblioteca Ambrosiana Sala delle Accademie Piazza Pio XI, 2 Ore 9,15 – 13,00
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WORKSHOP ENERGIE RINNOVABILI 20 20 20 prospettive sostenibili in Italia
La terza pista a Malpensa distruggerà il Parco del Ticino?
Per l’Expo Milano 2015 già fervono i preparativi, anche non sempre essi sono esattamente sostenibili come la decisione, comunicata pochi giorni fa, di permettere la costruzione di una terza pista a Malpensa finalizzata a raddoppiare il traffico aereo. Allungandosi nella zona est dello scalo, incrementando l’attuale superficie aeroportuale di un terzo grazie alla concessione di territori del demanio militare alla Sea – la società di gestione degli aeroporti milanesi, la terza pista si avvicinerà pericolosamente al Parco del Ticino, dichiarato “Riserva Naturale della Biosfera” dall’Unesco. Spazzando via molte delle sue 4.932 specie censite.
Più in dettaglio, l’area individuata è quella di Gaggio, 330 ettari di brughiera e verde incontaminato che fungono da importantissimo corridoio ecologico per la biodiversità. Intanto, comuni – non solo quelli limitrofi -, privati cittadini e associazioni ambientaliste, in particolare il Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano – e il WWF sono già sul piede di guerra. Da più parti, e a buon diritto, si lamenta il senso di una decisione frutto più di un piano industriale che di una valutazione ambientale. Le cittadine a ridosso dell’area non potrebbero gestire un aumento del traffico senza addivenire alla costruzione di nuove strade a scorrimento veloce e, nonostante le promesse dei vertici politici, l’aumento dell’inquinamento atmosferico e acustico non potrebbe essere contenuto entro limiti “accettabili. Occorre al più presto mettersi al lavoro sulla VAS (la Valutazione Ambientale Strategica) che potrebbe fare chiarezza sull’impatto ambientale complessivo dell’opera sul territorio. Ma per molti, non è necessaria un’indagine approfondita per valutare i rischi di un ampliamento insensato come questo… Dall’altra parte, WWF e FAI si sono uniti per portare avanti una serie di proposte semplici e concrete che possano fungere da soluzione alternativa alla terza pista:
la creazione di collegamenti più efficenti tra gli scali di Malpensa, Linate, Orio al Serio; la correzione all’errore strutturale che non permette alle due piste in uso di funzionare simultaneamente; lo studio di un piano indirizzato verso un’ efficente e continua sinergia tra gli aeroporti dell’intero Nord Italia e, infine, ricontrattare il traffico dei carico merci per permettere maggiori quote di trasporto passeggeri
Secondo Giulia Maria Mozzoni Crespi, il presidente onorario del fondo per l’ambiente italiano,
Se si costruisse la terza pista di Malpensa, la pressione dell’inquinamento e del rumore diventerebbe una morsa sull’intero Parco del Ticino che è l’unico corridoio ecologico rimasto integro in alta Italia. Sarebbe un danno incalcolabile perché distruggerebbe un paesaggio di straordinaria bellezza che è anche una fonte di ossigeno e di ricreazione psicologica per tutta la Lombardia.
Forse, più romanticamente, basterebbe domandare al Martin Pescatore, inesausto amante del Parco del Ticino, se la soluzione dell’ampliamento dello scalo aeroportuale sempre più a ridosso del “suo” fiume possa essere sostenibile o no.. E sappiamo già cosa risponderebbe questo simpatico uccello…
Foto | Flickr
Siracusa: la Finanza scopre presunta truffa sul fotovoltaico da 6 milioni di euro

Per fortuna la Guardia di Finanza, ogni tanto, riesce a beccare qualche “furbetto del pannellino” che vuole fare la cresta sull’energia rinnovabile. In questo caso il fattaccio è successo a Siracusa, dove la Finanza ha scoperto una presunta truffa ai danni della Regione Sicilia da circa 6 milioni di euro.
Il trucchetto sarebbe sempre il solito: si presenta il progetto alla Regione, si ottiene il finanziamento per la costruzione dell’impianto ma, alla fine, i pannelli non si montano o i parchi fotovoltaici non si allacciano alla rete elettrica.
La Guardia di Finanza di Siracusa ha sequestrato, per questo, tre parchi realizzati da due società: Eric Srl e Aretusa Yachting Srl. Le aziende avevano ottenuto un finanziamento regionale da dieci milioni di euro, sei dei quali già erogati. Ma, secondo l’ipotesi investigativa della Procura siracusana, i pannelli fotovoltaici comprati con quei sei milioni sarebbero stati utilizzati per realizzare altri impianti, persino in abitazioni private.
Spetterà ora alla magistratura fare chiarezza su questa vicenda che dimostra come, purtroppo, il rischio di truffe agli enti pubblici interessi anche il settore dell’energia pulita.
Via | Il Giornale di Siracusa
Foto | Flickr
Siracusa: la Finanza scopre presunta truffa sul fotovoltaico da 6 milioni di euro
Pesticidi nel piatto 2010: Agrofarma smentisce tutto

Agrofarma Federchimica si dichiara “stupita” dal rapporto Pesticidi nel piatto di Legambiente. Secondo il rapporto, presentato pochi giorni fa, sarebbero in crescita sia i campioni di ortofrutta contaminati da pesticidi sia la pericolosità delle sostanze utilizzate in agricoltura, con un ritorno (fortunatamente su un unico campione ma comunque inquietante) del DDT.
Secondo l’associazione di categoria dell’industria agrofarmaceutica, però, i dati di Legambiente sarebbero smentiti da quelli ufficiali:
In relazione a quanto emerso dalla conferenza stampa di Legambiente, Agrofarma-Associazione nazionale imprese agrofarmaci, che fa parte di Federchimica, esprime la propria sorpresa nel constatare come Legambiente smentisca le valutazioni delle autorità competenti preposte al controllo. In Italia le produzioni agroalimentari sono estremamente controllate e le rigorose verifiche effettuate su migliaia di campioni forniscono un quadro del tutto rassicurante per il consumatore che smentisce i toni allarmistici diffusi da Legambiente
Agrofarma, poi, entra nel merito e critica le conclusioni di Legambiente. In particolare per quanto riguarda la presenza di campioni con residui multipli, cioè residui di più sostanze chimiche nello stesso prodotto:
Per quanto riguarda la possibile presenza di residui multipli, esaminata da molti scienziati in tutto il mondo e da molte autorità, ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri l’esistenza di un effetto additivo o addirittura potenziante dei residui multipli, quando questi sono presenti ai livelli riscontrati negli alimenti. Gli esperti della Fsa per esempio, l’agenzia per la sicurezza alimentare del Regno Unito, si sono più volte interessati al problema dei residui multipli ed hanno concluso che non c’è motivo di supporre che essi rappresentino una minaccia per la salute dell’uomo
In chiusura, l’industria del fitofarmaco si toglie un sassolino dalla scarpa e torna a parlare della moria delle api che ha portato, circa due anni fa, al divieto di utilizzo dei neonicotinoidi:
Per quanto riguarda la moria delle api, si ricorda che i neonicotinoidi, gli agrofarmaci ritenuti responsabili del fenomeno, sono stati sospesi da quasi due anni e ciò non ha comportato una diminuzione della moria, come riconosciuto in diverse occasioni dalle stesse associazioni di apicoltori
Tra Legambiente e Agrofarma, quindi, la guerra sembra che non sia destinata a finire a breve.
Via | Agricolturaonweb
Foto | Flickr
La Valle d’Aosta dice stop alle stoviglie di plastica
Della Valle d’Aosta avevamo già parlato tempo fa a proposito della volontà da parte della Regione di bandire la distribuzione delle buste di plastica nel territorio. Ebbene nei giorni scorsi il Consiglio Regionale locale si è spinto oltre, tanto da decidere di mettere al bando addirittura le stoviglie di plastica nelle sagre di paese, feste pubbliche, anche organizzate da privati, e in occasione delle manifestazioni istituzionali.
Il fine è ovviamente quello di ridurre la produzione di rifiuti. Promotore dell’iniziativa è l’assessorato all’Ambiente, che ha già raggiunto un accordo con le Pro Loco e le associazioni di categoria locali.
Il progetto, chiamato “Ecolo fête”, prevede un decalogo con le regole da seguire per una festa a impatto zero: si va dalla sostituzione delle stoviglie di plastica usa e getta con piatti, posate e bicchieri lavabili, all’uso di tovaglie riutilizzabili; dall’istituzione di modalità di raccolta differenziata, all’asporto del cibo non consumato; dalla messa in opera di progetti di comunicazione, alla promozione di eventi di educazione ambientale durante le feste.
L’obiettivo ovviamente è quello di dare un segnale concreto dell’impegno degli enti pubblici verso la tutela dell’ambiente, di mostrare come si possano introdurre cambiamenti nel proprio stile di vita e ridurre la produzione di rifiuti contenendone i costi di gestione. Il progetto si presenta particolarmente interessante seppur probabilmente oltremodo ambizioso, considerando che le stoviglie tradizionali mal si prestano per questo genere di eventi.
Personalmente, nonostante condivida in pieno l’originalità dell’iniziativa, mi rimangono numerosi dubbi. Se da un lato infatti può sembrare perseguibile la strada al virtuosismo nelle sagre paesane e negli eventi pubblici, mi lascia un po’ di dubbi l’applicazione negli eventi privati dove le modalità di controllo e il rispetto delle regole potrebbero essere decisamente complicati.
Intanto seguiamo l’evolversi della questione, nella speranza che i dubbi rimangano tali e che questo progetto possa essere poi da esempio anche per realtà ben più complesse della Valle d’Aosta.
Via | Regione.vda.it
Foto | Flickr
KiteGen? Not in my backyard…
Dal blog di Aspo Italia giunge la notizia che il progetto KiteGen, cioè l’eolico d’alta quota senza pale ma con una sorta di aquiloni, inizia a dar fastidio alle popolazioni che abitano nella zona dove sta nascendo il primo impianto sperimentale.
A Berzano di San Pietro, in provincia di Asti, è in costruzione un impianto pilota da 3 MW ma alcuni residenti temono che i Kite, cioè i grossi teloni di plastica che catturano il vento, possano staccarsi dai cavi e precipitare al suolo facendo qualche danno.
Hanno per questo presentato alcuni esposti e il cantiere è stato temporaneamente bloccato. KiteGen a rischio, quindi?
Non si può ancora dire, anche se le critiche a questo progetto, tutto italiano, sono numerose: i detrattori dell’eolico, infatti, affermano che si tratti di un progetto costoso e poco redditizio dal punto di vista energetico.
C’è anche da dire, però, che se il progetto si rivelasse valido (e solo un impianto pilota può confermarlo o smentirlo) di colpo verrebbero meno buona parte delle critiche mosse all’energia del vento: l’impatto visivo e acustico, prima di tutto, ma anche la capacità produttiva perchè, secondo i promotori del KiteGen, cercare il vento ad alta quota vuol dire quasi sempre trovarlo. E produrre energia.
Via | Risorse, Economia e Ambiente
Foto |KiteGen
La Corte Costituzionale dice no al ritorno al nucleare

Dopo i mattoni politici, ora anche quelli giuridici sulla testa dei nuovi nuclearisti italiani: la Corte Costituzionale, infatti, con sentenza si è pronunciata sfavorevolmente sul ritorno al nucleare.
O meglio, ha bocciato l’articolo 4 della legge 102 del 3 agosto scorso, quella nata ufficialmente per rilanciare l’economia italiana e che, in realtà, verrà ricordata solo per l’imposizione dell’opzione nucleare con procedure straordinarie e urgenti.
La questione, secondo la Corte, sta proprio nell’urgenza: la costruzione delle centrali nucleari, infatti, sarà affidata ai privati ma l’economia libera è incompatibile con una procedura urgente e gestita dal governo. A decidere i siti, i tempi, i modi e le tecnologie, infatti, dovrebbe essere il privato con i tempi che preferisce.
Secondo la Corte Costituzionale, quindi, se il nucleare va fatto lo deve fare lo stato con soldi pubblici:
Trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime
Oltre al nodo giuridico, sul nucleare rimane anche quello politico derivante dal diniego di molti governatori di regioni italiane ad essere scavalcati nella procedura di scelta dei siti.
Mozzarelle blu, la causa: forse traccianti alimentari antifrode
Una tranquilla pensionata di 76 anni, Elisa Sorzato, qualche giorno fa, apre la sua confezione di mozzarella acquistata al supermercato e ecco che il formaggio diventa improvvisamente blu. Sembra una scena dell’orrore. Eppure la signora Sorzato non si fa prendere dal panico chiama i nipoti che hanno dimestichezza con i cellulari, fa registrare un video e scattare foto e porta la denuncia ai carabinieri dei NAS. Risultato: 70mila mozzarelle sequestrate in 24 ore.
Le confezioni sono state rastrellate in tutti i supermercati di del nord Italia. Le mozzarelle sembra siano di origine tedesca. Ora sono sotto analisi dei tecnici per capire cosa possa averle fatte colorare di blu e se e quanto sono pericolose per la salute.
Gianna Ferretti nutrizionista, docente universitaria e autrice del blog Trashfood, traccia una prima ipotesi rispetto alle possibili cause che hanno fatto colorare le mozzarelle. Ricorda che nel 2000 fu approvata una legge, abrogata poi nel 2006, per cui dovevano essere aggiunti traccianti alimentari e dunque innocui per la salute al latte in polvere :
L’aggiunta di traccianti era finalizzata ovviamente ad evitare usi fraudolenti del latte in polvere -destinato alla zootecnia- nell’alimentazione umana, per fare ad esempio formaggi.
Suggerisce perciò la Ferretti:
Cosa può essere accaduto quindi alla mozzarella che si colora di blue? Che qualcuno abbia forse volontariamente inserito dell’innocuo tracciante nel latte in polvere che l’azienda tedesca ha usato per produrre la mozzarella? Allo scopo di smascherare la frode?
Comunque restano un paio di domande: è una congiura ai danni della mozzarella italiana? e poi, occorre davvero importare dalla Germania mozzarella tedesca in un Paese che come il nostro ha fatto della mozzarella di bufala uno dei prodotti di eccellenza del Made in Italy?
Mozzarelle blu, la causa: forse traccianti alimentari antifrode
“ECO-Recycling”
perchè negli altri Paesi tra cui gli USA e non in Italia? Mentre in Italia si organizzano Convegni, Tavole Rotonde, Incontri tra politici e cittadini e tutti si riempiono la bocca di belle parole come: Paese pulito, ambiente eco-sostenibile, lotta all’ inquinamento, aria buona,…
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