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Marea nera, 101 croci bianche per ricordare il disastro ambientale della Bp

A Grand Isle c’è un cimitero con 101 croci bianche. Su ognuna di esse i nomi di tutto ciò che la marea nera, il disastro ambientale causato dalla Bp nel Golfo del Messico, si è portata via: i nomi delle specie uccise; le partite a beachvolley sulla spiaggia; i gamberetti; le passeggiate sulla battigia.
L’iniziativa è nata da Patrick Shay proprietario di un ristorante oramai è destinato al fallimento. Ha detto Shay:
Vogliamo inviare un preciso messaggio per spiegare che ci hanno impedito completamente di vivere e di usare il nostro mondo e le nostre risorse. È scomparso tutto. Ci hanno abbandonati.
Via | Envii
Foto | GlobalToronto
Marea nera, 101 croci bianche per ricordare il disastro ambientale della Bp
Marea nera: arriva la mappa interattiva

Monitorare la marea nera “quasi in tempo reale”. E’ l’obbiettivo dell’ultimo gadget realizzato dall’amministrazione Obama per fronteggiare gli effetti del disastro della Deepwater Horizon e si chiama Erma, Environmental Response Management Application.
In pratica è una sorta di Google Maps applicato alla marea nera, utile per tracciarne il cammino e per tenere sott’occhio la fantomatica “response”, sia di Bp che del governo. Un sistema, tra le altre cose, tecnologicamente un po’ scomodo e certamente scoraggiante per chi mastica poco di computer.
I dati pubblicati, infatti, provengono dalle varie agenzie governative attualmente attive nell’area, dal Noaa alla Guardia Costiera. Buona l’intenzione, quindi, un po’ meno la realizzazione.
Se, nel frattempo, la Casa Bianca usasse la metà dei cervelli che impegna per creare gadget sulla marea nera per tentare di risolvere la questione, forse i risultati sarebbero un po’ più efficaci. Ma a due mesi dal botto è difficile credere che a Washington riusciranno a trovare una soluzione.
Ma, almeno, gli americani potranno guardare lo show su internet…
Via | Yale Environment 360
Marea nera: Obama è in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione…

Cosa diavolo sta succedendo con questa maledetta marea nera? E’ successo che, i primi giorni, nessuno si preoccupava più di tanto perchè si diceva che al massimo stavano uscendo dal fondo del male 5.000 barili di petrolio al giorno.
Obama guardava, storceva il naso ma guardava: a mettere mano al buco erano i tecnici di Bp.
Poi si è saputo che i barili erano 15.000, Bp ha provato due o tre soluzioni tecniche al limite del fantascientifico con risultati tra il ridicolo e il raccapricciante.
Obama parlava, forte ma parlava: a mettere mano al buco erano sempre i tecnici di Bp, con la Guardia Costiera che cercava di mettere un freno al petrolio e la Nasa che scattava foto dall’alto. Si credeva ancora di poter mettere una pezza…
Ad un certo punto è spuntata la storia che i barili erano 40.000, e Bp ne aspirava 15.000 al massimo. E, tra le altre cose, ci ha messo un mese buono per trovare un sifone che funzionasse decentemente.
Obama minacciava: calci nel sedere ai responsabili.
Adesso, invece, si viene a sapere che le operazioni di aspirazione del petrolio sono ferme al palo, perchè troppo rischiose. Contemporaneamente, però, i barili incredibilmente diventano 60.000 mila al giorno.
Obama parla di nuovo, ma con i responsabili e con la Nazione.
E’ evidente, in tutta questa storia, che il disastro non è stato minimamente gestito: il governo statunitense ha lasciato fare per troppo tempo a Bp, che era la causa del male stesso visto che si è saputo che l’azienda sapeva benissimo che quel pozzo dava problemi.
Oggi il presidente, che pochi giorni fa aveva fatto il panegirico delle fonti rinnovabili, chiede ai suoi connazionali di emanciparsi dalla (pericolosa) schiavitù del petrolio. Ha ragione, è in pauroso ritardo ma ha ragione…
Togliere di mezzo petrolio, piattaforme, raffinerie e oleodotti da un giorno all’altro non si può. Lo sappiamo tutti: sarebbe bello ma non si può. Ma siccome errare è umano e perseverare è bello e comodo, meglio che gli Stati Uniti si diano una mossa prima che scoprano che è troppo tardi.
Cosa dire, a questo punto, dell’insistenza sul petrolio e sul gas non convenzionali? Cosa dire dei nuovi progetti (stoppati solo a causa del disastro) di perforazione off shore? Cosa dire della resistenza da parte di una buona fetta del mondo politico americano su ogni iniziativa che abbia a che fare con il progressivo abbandono del petrolio in favore di altre fonti e altri vettori di energia più puliti e meno pericolosi per l’ambiente?
Qualcosa va fatto, e non è ancora troppo tardi…
Marea nera: Obama è in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione…
Marea nera, pompaggio interrotto La Bp perde fino a 60mila barili al giorno
DICIASSETTE PAESI HANNO OFFERTO IL PROPRIO AIUTO, NON C’È L’ITALIA. Fulmine su una nave: operazioni sospese per 5 ore. Il presidente nomina un nuovo responsabile Due navi al lavoro nel golfo del Messico (Ap) WASHINGTON – Mentre la marea nera nel golfo del Messico non si ferma,…
Tags: golfo del messico barack obama james cameron
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Marea nera, pompaggio interrotto La Bp perde fino a 60mila barili al giorno
Marea nera: i Democratici chiedono 20 miliardi di dollari di "acconto" a Bp

I deputati e i senatori del Partito Democratico americano chiedono il conto a Bp per il disastro della Deepwater Horizon: il leader democratico al Senato Henry Reid (nella foto) ha infatti chiesto alla multinazionale del petrolio di “mettere da parte” un fondo da 20 miliardi di dollari per pagare le spese delle bonifiche ambientali.
Ma c’è di più, perché è lo stesso Partito Democratico ad affermare che si tratta solo di un acconto e la cifra totale potrebbe essere ben più alta. I senatori Patty Murray e Bob Menendez, infatti, hanno specificato che i 20 miliardi servono solo per affrontare l’emergenza.
E’ previsto per oggi, poi, l’incontro urgente chiesto da Obama ai vertici di Bp. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, ha intenzione di chiedere a Carl-Henric Svanberg, presidente del Consiglio di amministrazione Bp, conto e ragione delle modalità di intervento (fino a questo momento assolutamente fallimentari) messe in atto dall’azienda per arginare la marea nera.
Le informazioni che Obama riceverà oggi da Svanberg, infine, verranno comunicate al paese la prossima settimana, quando il presidente terrà un discorso alla nazione tutto incentrato sul disastro della Deepwater Horizon.
Via | Nasdaq
Foto | Dancingczars
Marea nera: i Democratici chiedono 20 miliardi di dollari di “acconto” a Bp
Obama: “il disastro ambientale della marea nera evoca l’11 settembre”.
Il presidente degli Stati Uniti Obama dichiara: il disastro della marea nera evoca l’11 settembre perché cambierà per gli anni a venire la psicologia dell’America. Ed ha aggiunto: penso che questo disastro modificherà il modo di pensare l’ambiente e l’energia per…
Tags: 11 settembre barack obama david cameron
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Obama: “il disastro ambientale della marea nera evoca l’11 settembre”.
Marea nera e gossip improbabili.
Tra i tanti gossip plausibili sulla marea nera in circolazione in questi giorni, ce ne sono un paio che piacciono tanto ad alcuni ma che hanno assai poco fondamento . La fonte di questi gossip sono siti caldamente sconsigliabili in quanto da tempo dimostratisi inattendibili o…
Tags: bomba atomica gossip alex jones
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Marea nera e gossip improbabili.
Obama: "Marea nera come l’undici settembre"
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Il presidente degli Stati Uniti Obama è convinto: il disastro della Deepwater Horizon sarà per il suo paese uno shock forte come l’undici settembre. Lo ha detto, nel corso di un’intervista, al giornalista Roger Simon del giornale on line “Politico”.
Penso che questo disastro modificherà il nostro modo di pensare l’ambiente e l’energia per molti anni
Queste le parole di Obama, in buona parte condivisibili: come l’undici settembre ha mostrato agli americani che non erano invincibili e che potevano essere attaccati a casa loro, così la marea nera sta mostrando loro che uno dei pilastri dell’economia statunitense, e dei conseguenti stili di vita, cioè l’industria petrolifera, non è esattamente quel gioiello di tecnologia, efficienza e sicurezza che tutti raccontavano.
L’America, quindi, inizia a prender coscienza che non è tutto oro quel che luccica, specialmente se si tratta di oro nero. Quali possano essere le ripercussioni di questa presa di coscienza sull’economia reale del paese, però, nessuno può dirlo.
Marea Nera: Robert Redford con "The Fix" si scaglia contro le compagnie petrolifere
Robert Redford, il noto attore insignito dal Times del titolo di “super ambientalista” nonostante una inspiegabile opposizione alla costruzione di un eco villaggio in California, torna più agguerrito che mai a difendere la Natura concentrandosi, questa volta, sull’ecosistema marino devastato dall’orribile flagello della Marea Nera.
In “the Fix” un corto realizzato ad hoc sul tema, l’attore dopo aver sottolineato l’altissimo peso specifico del disastro ambientale della Deepwater Horizon sull’economia statunitense chiede un attivismo partecipato in modo da fare pressioni sui governi e sulle compagnie petrolifere che spesso, soprattuto negli Usa, finanziano le campagne elettorali in un pericoloso gioco che unisce troppo spesso la politica all’economia. Redford, inoltre, ricorda il suo lavoro alla Standard Oil quando, da ragazzo, ebbe modo di scontrarsi con la profonda dicotomia tra le campagne pubblicitarie che seducono con un decantato rispetto per l’ambiente da parte delle compagnie petrolifere e la laconica verità dei fatti…
Smettete di dare ascolto alla propaganda delle compagnie petrolifere e alle loro marionette al Congresso, che è solo nel loro interesse. Fa male alla salute
L’ultimo appello, poi, è per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio con la scelta delle fonti rinnovabili (sole e vento).
Via | Youtube
Marea Nera: Robert Redford con “The Fix” si scaglia contro le compagnie petrolifere