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Marea Nera: Robert Redford con "The Fix" si scaglia contro le compagnie petrolifere
Robert Redford, il noto attore insignito dal Times del titolo di “super ambientalista” nonostante una inspiegabile opposizione alla costruzione di un eco villaggio in California, torna più agguerrito che mai a difendere la Natura concentrandosi, questa volta, sull’ecosistema marino devastato dall’orribile flagello della Marea Nera.
In “the Fix” un corto realizzato ad hoc sul tema, l’attore dopo aver sottolineato l’altissimo peso specifico del disastro ambientale della Deepwater Horizon sull’economia statunitense chiede un attivismo partecipato in modo da fare pressioni sui governi e sulle compagnie petrolifere che spesso, soprattuto negli Usa, finanziano le campagne elettorali in un pericoloso gioco che unisce troppo spesso la politica all’economia. Redford, inoltre, ricorda il suo lavoro alla Standard Oil quando, da ragazzo, ebbe modo di scontrarsi con la profonda dicotomia tra le campagne pubblicitarie che seducono con un decantato rispetto per l’ambiente da parte delle compagnie petrolifere e la laconica verità dei fatti…
Smettete di dare ascolto alla propaganda delle compagnie petrolifere e alle loro marionette al Congresso, che è solo nel loro interesse. Fa male alla salute
L’ultimo appello, poi, è per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio con la scelta delle fonti rinnovabili (sole e vento).
Via | Youtube
Marea Nera: Robert Redford con “The Fix” si scaglia contro le compagnie petrolifere
Marea nera, Obama: "Voglio sapere chi devo prendere a calci". E Bp inizia a pagare i danni…

Fedele al suo stile, sempre vicino alla gente, il presidente degli Stati Uniti Obama ha candidamente affermato che sta cercando il responsabile del disastro della Deepwater Horizon, e della conseguente marea nera, per prenderlo a calci. Non specifica dove, ma è ipotizzabile.
Di calci, in realtà, Obama ne dovrebbe dare parecchi come ormai hanno capito un po’ tutti. In questa vicenda, infatti, praticamente non c’è nessuno che non abbia sbagliato: da Bp che, a detta della stampa americana, sapeva dei pericoli da un anno e ha fatto finta che tutto fosse a posto, per poi utilizzare un solvente che invece di risolvere il problema lo ha ingigantito, alle autorità tecniche e politiche statunitensi, che a detta di Greenpeace in questa vicenda hanno responsabilità pesanti.
E, sempre parlando di Greenpeace, come non dare un calcetto anche a chi ha deciso di arrestare sette attivisti dell’associazione ambientalista che protestavano contro le trivellazioni in Alaska.
Nel frattempo, mentre Obama cerca i suoi fondoschiena da immolare, il petrolio continua a sgorgare, la Guardia Costiera americana fa quel che può (cioè poco o nulla) per ripulire il mare del Golfo del Messico e Bp inizia ad aprire il portafogli: ha stanziato, infatti, i primi 60 milioni di dollari, su 360 totali, allo Stato della Louisiana per finanziare il “Louisiana barrier islands project”.
E non sono i primi stanziamenti: fino ad oggi i soldi sborsati da Bp per pagare i danni agli Stati interessati dalla marea nera ammontano a 170 milioni di dollari, tra Louisiana, Alabama, Mississippi, e Florida. L’azienda, inoltre, sta iniziando a pagare i danni economici ai pescatori e agli altri operatori economici massacrati dal disastro: la stessa Bp parla di 38.052 richieste di rimborso.
In realtà, però, sembra che neanche i maxi rimborsi potranno mai mettere una pezza alla catastrofe: ad oggi risultano interessati oltre 200 chilometri di coste che ricevono migliaia di litri di petrolio al giorno. Su oltre ventimila litri che fuoriescono quotidianamente, infatti, Bp ammette di riuscire a intercettarne al massimo 15.000.
E, secondo il WWF, i danni arrecati all’ambiente non verranno metabolizzati prima di 50 anni. Numeri da brivido, poveri fondoschiena…
Via | Deepwater Horizon Response, Sky TG 24
Foto | Flickr
Marea nera, Obama: “Voglio sapere chi devo prendere a calci”. E Bp inizia a pagare i danni…
Petrolio e gas in Italia. La mappa di ricerche e estrazioni degli idrocarburi, e perchè convengono
Una cartina degli idrocarburi in Italia. Le aree in cui viene estratto petrolio e gas, quelle in cui lo si cerca: sulla terra e sul mare. L’ha messa insieme Greenpeace, notando come la marea nera nel Golfo del Messico ha convinto gli Usa a sospendere per sei mesi le trivellazioni…
Tags: caro petrolio greenpeace eni
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Petrolio e gas in Italia. La mappa di ricerche e estrazioni degli idrocarburi, e perchè convengono
Bp mette un tappo alla perdita di petrolio, ma la marea nera non si arresta

Mancano solo gli interventi di Bugs Bunny o Superman. Gli ingegneri di Bp per chiudere la falla a 1500 metri di profondità nel Golfo del Messico, stanno letteralmente provando ogni soluzione. Il maledetto buco non si riesce a chiudere, nonostante l’ira del presidente Obama che così tenta di dare voce e corpo alla frustrazione degli americani.
Per ora è stata posizionata una specie di campana che non ferma del tutto la fuoriuscita di greggio ma aiuta a contenerla. Entro 12-24 ore si saprà se salta come un tappo di spumante. Il tempo purtroppo non non gioca a favore e più passano i giorni è più diventa grave il disastro causato. Bp, intanto non ha piacere che troupe televisive e fotografi si avvicinino alle zone costiere contaminate. Riferisce Michael Brune, attivista ambientalista:
Abbiamo visitato le zone in cui la marea nera comincia a raggiungere la riva e appare come una miscela di acqua e frammenti di petrolio, milioni di chiazze di greggio che approdano nelle zone acquitrinose e le saline con un effetto devastante.
A complicare ulteriormente (semmai ce ne fosse stato bisogno!) la già delicata situazione dell’ecosistema, l’uso massiccio di Corexit, il solvente usato per sciogliere il petrolio. Infatti l’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente americana ha spiegato che l’impatto di queste sostanze sull’ecosistema marino, a lungo termine, non è prevedibile, ma certamente non sarà benefico.
Dopo il salto il video del Wsj.
Foto | Wsj
Bp mette un tappo alla perdita di petrolio, ma la marea nera non si arresta
Marea Nera, New York Times: Bp sapeva da oltre un anno che la Deepwater Horizon aveva problemi

La situazione per Bp si mette veramente male: secondo quanto riporta il New York Times l’azienda conosceva da mesi i problemi tecnici della Deepwater Horizon, ma non avrebbe preso le contromisure necessarie.
Il Times riporta informazioni contenute in documenti interni a Bp, non riservati al grande pubblico ma oggi molto interessanti. I problemi alla valvola, in particolare, furono messi in evidenza dagli ingegneri di Bp già nel giugno del 2009. I tecnici ipotizzarono che il sistema di contenimento dei gas e del petrolio potesse cedere a causa dell’elevata pressione.
Esattamente quello che è successo meno di un anno dopo. Bp, allora, avrebbe potuto interrompere in tempo l’estrazione del greggio e fermare la Deepwater Horizon. I problemi ai sistemi di sicurezza, infatti, senza l’incessante flusso di petrolio si sarebbero potuti risolvere, seppur con costi elevati.
Ma Bp ha preferito, secondo il New York Times, far finta di nulla. Se quanto affermato dal prestigioso quotidiano americano fosse vero, le responsabilità di Bp in quello che è ormai considerato il più grande disastro ecologico americano di sempre sarebbero ben più pesanti di quanto fino ad oggi ipotizzato.
Via | New York Times
Foto | Bp
Marea Nera, New York Times: Bp sapeva da oltre un anno che la Deepwater Horizon aveva problemi
Marea nera, Bp ammette: l’operazione "Top Kill" è fallita
Bp ha deciso di interrompere i l’operazione “Top Kill” e di cercare nuove soluzioni al disastro della Deepwater Horizon e alla conseguente marea nera. Anche l’ennesimo tentativo di fermare il flusso di petrolio è dunque fallito.
La domanda, adesso, è: cosa si inventerà Bp per porre rimedio al disastro petrolifero più grave della storia? La nuova ipotesi si chiama LMRP e, afferma la stessa Bp, non è mai stata provata prima.
Cosa vuol dire LMRP? Lo spiega, in sinstesi, il Corriere della Sera:
consiste nel resecare il tubo danneggiato all’altezza della supervalvola e di incappucciarla, poi collegare questo cappuccio a un nuovo tubo e attraverso questo tubo aspirare il grosso del petrolio e del gas fino alla nave di appoggio in superficie
Se non è la supercazzola con scappellamento automatico a destra poco ci manca.
Via | Deepwater Horizon Response, Corriere della Sera
Video | Deepwater Horizon Response
Marea nera, con "Top Kill" la Bp chiude (per ora) la falla nel Golfo del Messico
Bp ha annunciato che la falla che sta avvelenando il Golfo del Messico e le coste della Louisiana, situata a 1500 metri di profondità e che si è aperta dopo l’esplosione della piattaforma di estrazione petrolifera Deepwater Horizon, è stata chiusa. Almeno temporaneamente. Il video in streaming che mostra lo stop del flusso di greggio lo trovate qui. L’operazione “Top kill” sembra aver prodotto un risultato. Ma il lavoro non è stato ancora completato e la cautela è d’obbligo.
Una volta ridotta la pressione nel pozzo si potrà iniziare a pompare il cemento. I tecnici perciò dovranno continuare a immettere detriti e fango nella parte superiore del pozzo evitando però che si abbia anche quell’effetto “tappo di spumante” per cui da un momento all’altro rischia di saltare tutto.
Via | LATimes
Marea nera, con “Top Kill” la Bp chiude (per ora) la falla nel Golfo del Messico
Marea nera Bp: peggiora il disastro ambientale a causa del solvente Corexit 9500

Secondo gli scienziati russi il disastro della dispersione di greggio nel Golfo del Messico a causa dell’affondamento della piattaforma per estrazione petrolifera Deepwater Horizon della Bp, sta assumendo i contorni di una tragedia apocalittica. La valutazione, che è stata raccolta in un dossier e presentato al Presidente Medvedev, si basa sull’uso massivo del Corexit 9500 il solvente pompato direttamente nella perdita a 1500 Km sotto il livello del mare. Secondo la relazione prodotta dai russi, la Bp sta tenendo nascosta alla pubblica opinione, la reale entità della perdita, coperta dal solvente, stimata in 2,9 milioni galloni al giorno.
Inoltre, riferiscono i russi nel loro dossier, la dispersione nella acque del Golfo del Messico del solvente Corexit 9500 è più inquinante del petrolio. Il solvente sviluppato originariamente da Exxon e ora prodotto dalla Nalco Holding Company di Naperville, Illinois, è quattro volte più tossico del petrolio.
In un rapporto scritto da Anita George-Ares e James R. Clark per Exxon Biomedical Sciences, Inc. intitolato Acute Aquatic Toxicity of Three Corexit Products: An Overview, il solvente è risultato essere uno degli agenti più tossici mai sviluppato. La tossicità peggiora se entra in relazione con acqua dalla temperatura più elevata, come quella attualmente presente nel Golfo del Messico.
La United States Environmental Protection Agency (EPA) una volta scoperto l’uso del solvente ha ordinato a BP la sospensione ma la compagnia petrolifera si è rifiutata affermando che la loro unica alternativa al Corexit era un agente di dispersione ancora più pericoloso, il Sea Brat 4.
In realtà sembra non ci siano troppe differenze tra i due solventi: se il Sea Brat 4 degrada in un composto organico il nonilfenolo tossico per l’ecosistema marino; il Corexit, sebbene degradi più velocemente, in 28 giorni, a causa delle calde acque del Golfo passa dallo stato liquido a quello gassoso e viene assorbito nell’atmosfera e le sue molecole sono poi disperse sotto forma di pioggia.
Via | Beforeitsnews
Foto | NASA
Marea nera Bp: peggiora il disastro ambientale a causa del solvente Corexit 9500
Marea nera, in video streaming l’operazione "Top kill" della Bp per chiudere la falla
Bp ha deciso di mostrare in streaming le operazioni di chiusura della falla che sta avvelenando il Golfo del Messico e alimentando la marea nera di greggio. Il video lo trovate qui.
Mr. Obama, dopo 5 settimane di incontrollata fuoriuscita di greggio ha sbottato contro gli ingegneri di Bp, dicendo: “Trovate un sistema per chiudere quel maledetto buco”. Ebbene il piano, battezzato “top kill” che dovrebbe essere attuato oggi prevede che la Bp versi una colata di cemento proprio sulla falla e a 1500 metri di profondità. Le prove effettuate per testare se questa soluzione possa essere adottata consistono nel pompare fango ad alta pressione in modo da formare un tappo. Il problema è che non si sa se il fango possa danneggiare il pozzo e aggravare così ulteriormente la situazione.
La soluzione in stile “top kill” è stata adottata in diversi pozzi in Medio oriente ma mai a 1500 metri di profondità. Ha dichiarato Tony Hayward Chief Executive Officer di BP:
Abbiamo un 60-70% di probabilità di successo.
Via | CNN
Marea nera, in video streaming l’operazione “Top kill” della Bp per chiudere la falla
Marea Nera: Obama perde la pazienza, Saglia rassicura gli italiani

Mentre nel Golfo del Messico è ormai chiaro che neanche il tubo di aspirazione riesce a mettere una pezza al disastro della Deepwater Horizon, tanto da spingere il presidente degli Stati Uniti Obama ad affermare che se Bp non si da una mossa dovrà intervenire il governo in prima persona, in Italia sono terminate le ispezioni sulle piattaforme petrolifere e sulle altre strutture di estrazione off shore del petrolio nel Mediterraneo.
Il sottosegretario all’Energia, Stefano Saglia, rassicura gli italiani: le ispezioni hanno dato esito positivo e tutto va bene:
Nei giorni scorsi sono state infatti ultimate le visite straordinarie su tutte le piattaforme operanti nei mari italiani per verificare lo stato, sia degli impianti di produzione che dei singoli pozzi di petrolio, per un totale di 9 piattaforme e 70 pozzi. Su ogni piattaforma è stata verificata l’efficienza delle dotazioni di sicurezza, la piena funzionalità delle valvole automatiche di fondo pozzo, presenti in tutti i pozzi, e delle valvole di superficie. Sono stati esaminati, con esiti positivi, i piani di emergenza depositati e le relative attrezzature. Per questo programma di controllo il Ministero dello Sviluppo Economico ha impegnato, finora, cinque specialisti degli uffici di vigilanza sul territorio affiancati da tre ispettori ministeriali
Le valvole di fondo pozzo, in particolare, sono quelle che fanno più paura e che sono all’origine del disastro americano. Saglia afferma che gli ispettori del Ministero le hanno controllate e che non ci sono problemi di sorta. Lo dicevano pure i tecnici della Bp, e neanche a torto: finchè la piattaforma funziona anche le valvole fanno il loro dovere, il problema è quando affonda.
E, in Italia, il problema è che alcune delle piattaforme presenti, e controllate dal Ministero, sono dello stesso produttore della Deepwater Horizon, cioè la svizzera Transocean. Assai probabile, quindi, che tutto il meccanismo di gestione e controllo delle valvole nelle piattaforme italiane sia simile, se non proprio lo stesso, a quello della struttura di Bp.
Questo, però, è un dato che non è stato comunicato dal Ministero dello Sviluppo economico e che speriamo di non dover forzatamente appurare mai. Significherebbe che qualcosa è andato storto.
Via | Ministero dello Sviluppo economico
Foto | Flickr
Marea Nera: Obama perde la pazienza, Saglia rassicura gli italiani