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Galan: "Disponibile a collaborare con le ONG per salvare le balene dall’estinzione"
Ecco un Giancarlo Galan che non mi aspettavo! Il Ministro per l’Agricoltura che ha sempre ammesso di amare caccia e doppiette, dichiara al margine del Forum dell’IWC che si sta tenendo in queste ore a Agadir e a cui prendono parte 88 paesi interessati alla caccia alle balene:
Il fatto che qualcuno possa ancora pensare, nel 2010, di pescare animali straordinari come i cetacei mi appare non solo sbagliato ma anche fuori dal tempo.
E dunque propone Galan:
Per impedire un simile esito siamo disposti a collaborare anche con tutte le Ong che si pongono il medesimo obiettivo.
Insomma, Galan al fianco di Greenpeace o degli attivisti vestiti da pirati di Sea Shepherd Conservation Society.
Via | BigHunter
Foto | VenedtidelMondo
Galan: “Disponibile a collaborare con le ONG per salvare le balene dall’estinzione”
La terza pista a Malpensa distruggerà il Parco del Ticino?
Per l’Expo Milano 2015 già fervono i preparativi, anche non sempre essi sono esattamente sostenibili come la decisione, comunicata pochi giorni fa, di permettere la costruzione di una terza pista a Malpensa finalizzata a raddoppiare il traffico aereo. Allungandosi nella zona est dello scalo, incrementando l’attuale superficie aeroportuale di un terzo grazie alla concessione di territori del demanio militare alla Sea – la società di gestione degli aeroporti milanesi, la terza pista si avvicinerà pericolosamente al Parco del Ticino, dichiarato “Riserva Naturale della Biosfera” dall’Unesco. Spazzando via molte delle sue 4.932 specie censite.
Più in dettaglio, l’area individuata è quella di Gaggio, 330 ettari di brughiera e verde incontaminato che fungono da importantissimo corridoio ecologico per la biodiversità. Intanto, comuni – non solo quelli limitrofi -, privati cittadini e associazioni ambientaliste, in particolare il Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano – e il WWF sono già sul piede di guerra. Da più parti, e a buon diritto, si lamenta il senso di una decisione frutto più di un piano industriale che di una valutazione ambientale. Le cittadine a ridosso dell’area non potrebbero gestire un aumento del traffico senza addivenire alla costruzione di nuove strade a scorrimento veloce e, nonostante le promesse dei vertici politici, l’aumento dell’inquinamento atmosferico e acustico non potrebbe essere contenuto entro limiti “accettabili. Occorre al più presto mettersi al lavoro sulla VAS (la Valutazione Ambientale Strategica) che potrebbe fare chiarezza sull’impatto ambientale complessivo dell’opera sul territorio. Ma per molti, non è necessaria un’indagine approfondita per valutare i rischi di un ampliamento insensato come questo… Dall’altra parte, WWF e FAI si sono uniti per portare avanti una serie di proposte semplici e concrete che possano fungere da soluzione alternativa alla terza pista:
la creazione di collegamenti più efficenti tra gli scali di Malpensa, Linate, Orio al Serio; la correzione all’errore strutturale che non permette alle due piste in uso di funzionare simultaneamente; lo studio di un piano indirizzato verso un’ efficente e continua sinergia tra gli aeroporti dell’intero Nord Italia e, infine, ricontrattare il traffico dei carico merci per permettere maggiori quote di trasporto passeggeri
Secondo Giulia Maria Mozzoni Crespi, il presidente onorario del fondo per l’ambiente italiano,
Se si costruisse la terza pista di Malpensa, la pressione dell’inquinamento e del rumore diventerebbe una morsa sull’intero Parco del Ticino che è l’unico corridoio ecologico rimasto integro in alta Italia. Sarebbe un danno incalcolabile perché distruggerebbe un paesaggio di straordinaria bellezza che è anche una fonte di ossigeno e di ricreazione psicologica per tutta la Lombardia.
Forse, più romanticamente, basterebbe domandare al Martin Pescatore, inesausto amante del Parco del Ticino, se la soluzione dell’ampliamento dello scalo aeroportuale sempre più a ridosso del “suo” fiume possa essere sostenibile o no.. E sappiamo già cosa risponderebbe questo simpatico uccello…
Foto | Flickr
Ministero Sviluppo economico: dopo Scajola arriva la Prestigiacomo?
Stefania Prestigiacomo, attuale ministro dell’Ambiente, potrebbe ricevere il dicastero dello Sviluppo economico che fu di Claudio Scajola e che, in seguito alla bufera mediatica che tutti conosciamo, è tornato nelle mani del presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.
Lo ipotizza Staffetta Quotidiana, giornale di settore dell’industria dell’energia, specialmente quella da fonti fossili, che è solitamente ben informato sui movimenti interni al Mse.
Il nome della Prestigiacomo deriva dalle lodi espresse dall’attuale ministro dell’Ambiente nei confronti della centrale nucleare di Flamanville, in Francia, che la Prestigiacomo ha visitato ieri.
Parole che, effettivamente sono più consone ad un ministro dello Sviluppo economico che ad uno dell’Ambiente. A Flamanville, infatti, la Prestigiacomo del nucleare ha detto:
Oggi è una delle fonte energetiche più sicure, certamente la più controllata del mondo […] le centrali sono ad impatto zero sul clima […] il nucleare non è un’antagonista delle fonti rinnovabili […] gli italiani e le imprese italiane oggi pagano l’energia almeno il 30% in più degli altri paesi europei […] il costo di produzione di energia dal nucleare è inferiore del 20% rispetto a gas naturale e petrolio […] l’energia nucleare dà impulso allo sviluppo economico del paese
Tralasciando la storia dell’impatto zero sul clima, che è tecnicamente falso perchè va considerata anche tutta la filiera di estrazione e lavorazione dell’uranio (e un ministro dell’Ambiente queste cose dovrebbe saperle), tutto il resto del discorso è evidentemente mirato a lodare l’aspetto economico dell’opzione nucleare.
Da ricordare, poi, che come ministro dell’Ambiente la Prestigiacomo non ha mai osteggiato il ritorno al nucleare ma, al massimo, ha minacciato le dimissioni in occasione del tentativo di estrometterla dalla scelta dei siti.
Del ritorno italiano al nucleare, infatti, Stefania vuole essere una protagonista.
Via | Staffetta Quotidiana, Openpolis
Ministero Sviluppo economico: dopo Scajola arriva la Prestigiacomo?
L’ombra della corruzione si allunga sull’IWC mettendo a rischio la vita delle balene
Ieri ha avuto inizio, ad Agadir in Marocco, uno dei più importanti consessi internazionali per la tutela degli ecosistemi marini con la riunione presso la Commissione baleniera internazionale (IWC) di 88 Paesi che, entro venerdì, avranno la possibilità di decidere se salvare le balene oppure porre le premesse per una caccia indiscriminata effettuata anche nelle gelide acque artiche, vitale santuario per la riproduzione e la vita dei grandi cetacei.
Com’è noto, dal 1986 esiste una moratoria precisa sulla caccia alle balene che, dopo lo sterminio di inzio ‘900 è servita alemeno a dare un pò di tregua ai giganti del mare.. A patto che rimanessero il più lontano possibile dalle rotte di Giappone, Islanda e Norvegia rei di aver clamorosamente aggirato il divieto “inventando” la pesca a fini scientifici senza che mai nessuna reale sanzione venisse mossa contro di loro. In questi giorni, ad Agadir, il paradosso è di scena: la triade delle Nazioni “canaglia” che non ha mai rispettato le regole internazionali e che ha ucciso almeno 35 mila balene potrebbe vedersi riconosciuto, molto presto, il diritto alla caccia anche in alcune riserve marine…. Secondo la Commissione, infatti, garantire per 10 anni la mattanza di uno quota fissa di cetacei (tra cui anche la megattera, da poco scampata miracolosamente all’estinzione ma ancora molto rara e a rischio) servirebbe proprio a ripopolare gli oceani di queste grandi creature. Ma anche ammettendo questa ipotesi: perché mai Stati che non hanno fatto nulla per rimanere nei limiti della legalità, a seguito di un contentino, dovrebbero cambiare atteggiamento? E perchè, allora, altri Paesi non dovrebbero adeguarsi o rivendicare la possibilità di fare altrettanto?
Intanto, l’ombra della corruzione si allunga inesorabile sul vertice tanto che, nei giorni scorsi, il Sunday Times aveva pubblicato una serie di articoli denuncia documentando casi di reiterata corruzione da parte del Governo Giapponese verso le Nazioni più piccole e povere dell’Iwc (Guinea, Grenada e Tanzania, fra gli altri). Denaro contante in cambio del loro “sì” all’abolizione della moratoria. Inoltre, parrebbe anche che un noto tycoon nipponico avrebbe pagato in anticipo il “salato” conto dell’albergo marocchino al vicepresidente della Commissione, Anthony Liverpool, commissario di Antigua. All’apertura dei lavori, di conseguenza, la tensione acculmulata è esplosa, con i Paesi occidentali – Australia in testa – tra i più agguerriti per sostenere il mantenimento del divieto alla caccia anche in considerazione dei riflessi economici che, nelle economie di molti di loro, assume il Whale Watching, meravigliosa pratica di osservazione delle balene in mare… Intanto, almeno ufficialmente, per garantire un dialogo sereno,la Commissione ha deciso che gli incontri proseguiranno per due giorni a porte chiuse in modo che sia facilitato il raggiungimento di un “accordo” tra le parti… In questo modo, in realtà, le decisioni paiono già prese…. Greenpeace, intanto, ieri ha protestato esibendo a Roma, in pieno centro, una balena gonfibile di 15 metri, all’urlo de “Le Balene non sono in vendita” appoggiata da tutte le altre associazioni ambientaliste ormai sul piede di guerra…
L’ombra della corruzione si allunga sull’IWC mettendo a rischio la vita delle balene
Via libera al GMES, il satellite che aiuterà i politici europei a proteggere l’ambiente
Il Parlamento europeo ha posto ufficialmente il via libera al finanziamento di 107 milioni di euro per il sistema di monitoraggio satellitare Global Monitoring for Environment and Security (GMES). Il sistema promette una maggiore sicurezza e un controllo (gratuito) sul territorio anche da parte di tutti i cittadini europei.
Il GMES affrancherà l’UE dai sistemi satellitari similari ma di provenienza statunitense e sarà pienamente operativo a partire dal 2014, ma sarà utilizzato in via sperimentale già all’inizio del prossimo anno. Esso, inoltre, servirà per monitorare l’evoluzione dei fenomeni del cambiamento climatico e dell’andamento dei processi di deforestazione in particolare sul suolo comunitario, nonché per assicurare il controllo assiduo degli ecosistemi e della biodiversità in essi presente. Lo strumento, quindi, varrà anche come mezzo fondamentale per la gestione e per la definizione di decisioni ad hoc da parte dei poteri politici nei settori cruciali dell’agricoltura, dell’energia, dell’urbanistica, delle infrastrutture e dei trasporti oltre a fornire dati essenzilai per la sicurezza ambientale e la prevenzione dei fenomeni lesivi dell’ambiente agevolando l’azione delle istituzioni a tutti i livelli.
Via libera al GMES, il satellite che aiuterà i politici europei a proteggere l’ambiente
A Palermo troppi rifiuti: proliferano topi e scarafaggi. Interrogazione al Consiglio Comunale

A Palermo tornano i topi in città. Non che prima non ci fossero, ma di certo i cumuli di rifiuti sparsi per le strade aiutano molto questi sgraditi roditori a trovare cibo e rifugio. Tanto che, come sempre accade quando le città soffrono di questi problemi, è stata presentata una interrogazione in Consiglio Comunale per sapere se l’amministrazione ha intenzione di prendere provvedimenti.
Autore dell’interrogazione, il consigliere del Pd Salvatore Orlando che, oltre ai topi, ha visto in giro anche parecchi scarafaggi:
In città è sempre più preoccupante l’aumento di topi, zanzare e scarafaggi: mi chiedo cosa stia facendo l’amministrazione comunale e se è stato predisposto un piano di derattizzazione e disinfestazione
Sull’origine dei roditori, e degli insetti, Orlando ha ben pochi dubbi:
Non ci vuole molto a collegare l’aumento di topi, scarafaggi e insetti alla sporcizia delle strade e ai cumuli di rifiuti che ormai fanno parte dell’arredo urbano, così come non ci voleva molto a prevedere che con l’arrivo della stagione estiva saremmo andati incontro questa condizione
Come dargli torto, è fin troppo evidente. Come è anche evidente che topi e scarafaggi non piacciono ai palermitani e, men che meno, ai turisti (che, però, erano stati avvertiti!):
Basta fare un giro nel centro storico, dove bar, pub e ristoranti hanno collocato sedie e tavolini sui marciapiedi, per raccogliere lamentele di clienti, specie turisti, per una situazione che evidenzia allarmanti carenze igieniche
Via | Sicilia Informazioni
Foto | Flickr
A Palermo troppi rifiuti: proliferano topi e scarafaggi. Interrogazione al Consiglio Comunale
A Palermo troppi rifiuti: proliferano topi e scarafaggi. Interrogazione al Consiglio Comunale

A Palermo tornano i topi in città. Non che prima non ci fossero, ma di certo i cumuli di rifiuti sparsi per le strade aiutano molto questi sgraditi roditori a trovare cibo e rifugio. Tanto che, come sempre accade quando le città soffrono di questi problemi, è stata presentata una interrogazione in Consiglio Comunale per sapere se l’amministrazione ha intenzione di prendere provvedimenti.
Autore dell’interrogazione, il consigliere del Pd Salvatore Orlando che, oltre ai topi, ha visto in giro anche parecchi scarafaggi:
In città è sempre più preoccupante l’aumento di topi, zanzare e scarafaggi: mi chiedo cosa stia facendo l’amministrazione comunale e se è stato predisposto un piano di derattizzazione e disinfestazione
Sull’origine dei roditori, e degli insetti, Orlando ha ben pochi dubbi:
Non ci vuole molto a collegare l’aumento di topi, scarafaggi e insetti alla sporcizia delle strade e ai cumuli di rifiuti che ormai fanno parte dell’arredo urbano, così come non ci voleva molto a prevedere che con l’arrivo della stagione estiva saremmo andati incontro questa condizione
Come dargli torto, è fin troppo evidente. Come è anche evidente che topi e scarafaggi non piacciono ai palermitani e, men che meno, ai turisti (che, però, erano stati avvertiti!):
Basta fare un giro nel centro storico, dove bar, pub e ristoranti hanno collocato sedie e tavolini sui marciapiedi, per raccogliere lamentele di clienti, specie turisti, per una situazione che evidenzia allarmanti carenze igieniche
Via | Sicilia Informazioni
Foto | Flickr
A Palermo troppi rifiuti: proliferano topi e scarafaggi. Interrogazione al Consiglio Comunale
Marea nera: Obama è in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione…

Cosa diavolo sta succedendo con questa maledetta marea nera? E’ successo che, i primi giorni, nessuno si preoccupava più di tanto perchè si diceva che al massimo stavano uscendo dal fondo del male 5.000 barili di petrolio al giorno.
Obama guardava, storceva il naso ma guardava: a mettere mano al buco erano i tecnici di Bp.
Poi si è saputo che i barili erano 15.000, Bp ha provato due o tre soluzioni tecniche al limite del fantascientifico con risultati tra il ridicolo e il raccapricciante.
Obama parlava, forte ma parlava: a mettere mano al buco erano sempre i tecnici di Bp, con la Guardia Costiera che cercava di mettere un freno al petrolio e la Nasa che scattava foto dall’alto. Si credeva ancora di poter mettere una pezza…
Ad un certo punto è spuntata la storia che i barili erano 40.000, e Bp ne aspirava 15.000 al massimo. E, tra le altre cose, ci ha messo un mese buono per trovare un sifone che funzionasse decentemente.
Obama minacciava: calci nel sedere ai responsabili.
Adesso, invece, si viene a sapere che le operazioni di aspirazione del petrolio sono ferme al palo, perchè troppo rischiose. Contemporaneamente, però, i barili incredibilmente diventano 60.000 mila al giorno.
Obama parla di nuovo, ma con i responsabili e con la Nazione.
E’ evidente, in tutta questa storia, che il disastro non è stato minimamente gestito: il governo statunitense ha lasciato fare per troppo tempo a Bp, che era la causa del male stesso visto che si è saputo che l’azienda sapeva benissimo che quel pozzo dava problemi.
Oggi il presidente, che pochi giorni fa aveva fatto il panegirico delle fonti rinnovabili, chiede ai suoi connazionali di emanciparsi dalla (pericolosa) schiavitù del petrolio. Ha ragione, è in pauroso ritardo ma ha ragione…
Togliere di mezzo petrolio, piattaforme, raffinerie e oleodotti da un giorno all’altro non si può. Lo sappiamo tutti: sarebbe bello ma non si può. Ma siccome errare è umano e perseverare è bello e comodo, meglio che gli Stati Uniti si diano una mossa prima che scoprano che è troppo tardi.
Cosa dire, a questo punto, dell’insistenza sul petrolio e sul gas non convenzionali? Cosa dire dei nuovi progetti (stoppati solo a causa del disastro) di perforazione off shore? Cosa dire della resistenza da parte di una buona fetta del mondo politico americano su ogni iniziativa che abbia a che fare con il progressivo abbandono del petrolio in favore di altre fonti e altri vettori di energia più puliti e meno pericolosi per l’ambiente?
Qualcosa va fatto, e non è ancora troppo tardi…
Marea nera: Obama è in pauroso ritardo, ma alla fine ha ragione…
Marea nera, Obama contro la Bp: "Basta con la dipendenza dal petrolio"
Dopo l’invito via mail ai suoi elettori di scegliere con decisioni le rinnovabili, ecco l’invito alla Nazione di abbandonare la dipendenza dal petrolio. La situazione nel Golfo del Messico non è preoccupante: è disastrosa. La marea nera è completamente indomabile. Gli ingegneri della Bp combattono con gli incendi: ieri sera la Discover, la nave cargo che raccoglie parte del petrolio recuperato dalle profondità ha subito un incendio a causa di un fulmine.
Dire che la situazione è instabile è un eufemismo e mentre aumentano le promesse di Obama, cala il consenso popolare.
Marea nera, Obama contro la Bp: “Basta con la dipendenza dal petrolio”
Rifiuti, a Palermo consiglieri comunali scrivono ai turisti: "scusateci per la monnezza"

Dopo la pessima figura di un paio di mesi fa, a Palermo torna a far notizia la coppia turismo-rifiuti. Una coppia che, in realtà, è un ossimoro…
L’ultima notizia su questa coppia impossibile è di questa mattina quando, di buon ora, un consigliere comunale (il capogruppo di Idv Fabrizio Ferrandelli) si è recato al porto con alcuni volontari ad accogliere i turisti in arrivo con le navi da crociera.
Ad ogni turista Ferrandelli e i suoi consegnavano una lettera. Una lettera di scuse, per la precisione, per la presenza assai poco rassicurante di profumati cumuli di rifiuti ai bordi delle strade. La città, si sa, è sull’orlo della crisi rifiuti ma i turisti spesso non lo sanno e trovano brutte sorprese.
Ecco, più o meno, ciò che ha scritto il consigliere comunale ai turisti, come riporta La Sicilia:
Cari amici, è con grande piacere che intendiamo darvi il benvenuto a Palermo. Desideriamo anche scusarci, se vi renderete conto dello stato di abbandono, della sporcizia e dell’incuria che in questo momento (ma da parecchi anni ormai) caratterizza e rende altrettanto famosa in negativo la nostra città
Secondo Blog Sicilia, poi, la simpatica scenetta del consigliere che si scusa per i rifiuti (e vari altri disservizi) gli amministratori comunali la conosceranno dalla stampa:
L’OTIE, Osservatorio turistico delle isole europee, aveva già allertato, nei giorni scorsi, Sindaco e Vice Sindaco sull’enorme possibilità in arrivo, dando anche suggerimenti per una buona accoglienza ma evidentemente le priorità della città hanno ceduto il posto al desiderio delle due massime autorità cittadine di presenziare ai mondiali in Sud Africa e non perdersi la possibilità di essere egregiamente accolti
Sindaco e vice sindaco, infatti, sono in Sud Africa a vedersi i mondiali. Potevano restare a Palermo, pensare alla monnezza e vedersi le partite su un bel televisore a risparmio energetico…
Via | Blog Sicilia, La Sicilia
Foto | Flickr
Rifiuti, a Palermo consiglieri comunali scrivono ai turisti: “scusateci per la monnezza”